“Me ne frego”, la lingua italiana secondo il Duce


Gli italiani parlavano in dialetto, il re in francese. Il fascismo provò a costruire e imporre una lingua nazionale, coniando improbabili neologismi che sostituissero gli esotismi e arrivando a dichiarare guerra anche un innocuo ma poco virile pronome personale, quel Lei che il regime ridicolizzò e mise al bando sostituendolo con il Voi. Me ne frego, documentario dell’Istituto Luce presentato oggi a Venezia, racconta quella fallita “bonifica” dell’italiano. La linguista Valeria della Valle e il regista Vanni Gandolfo hanno messo insieme filmati, vignette, caricature e altri documenti d’archivio sulla xenofobia linguistica del ventennio, che ribattezzava “allucciolati” i vestiti con le paillettes,  ordinava “arlecchino” anziché cocktail, ballava lo “slancio” e non lo swing, temeva un “urto di nervi”, non uno shock.  Passò il ventennio. Gli italiani   parlavano ancora in dialetto e probabilmente il re salutò la Repubblica imprecando in francese.

 







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