Negli anni ’80 era una vera e propria icona. Lui, Jean – Claude Van Damme era il simbolo di chi ce l’aveva fatta. Belga di nascita, una vita dedicata alle arti marziali, la fuga negli Stati Uniti dove inizia come fattorino e finisce a recitare a Hollywood. Notato per caso fuori da un locale, si trasforma in una sorta di leggenda per gli adolescenti di quel periodo. Action hero, si chiamano, e lui, il giovane Jean- Claude viene considerato al pari di mostri sacri del calibro di Stallone, con il quale poi diventerà grande amico.
(continua dopo la foto)


Ma la vita si sa, dà e toglie. Dieci anni di successo puro con film che entrano nella memoria collettiva e sfondano anche quota 100milioni di dollari di incasso, poi il lento declino e la dama bianca che entra nella vita di Jean. Lo seduce e gli porta via tutto, senza dimenticare di lasciarlo come uno straccio. Anni difficili, durante i quali è costretto a affrontare i suoi demoni e cerca di tornare sugli schermi affrontando ma fa parlare di sé più per le sue dichiarazioni spesso incoerenti e prive di senso in molte trasmissioni televisive che per il suo film.
E ancora guai. Afferma di soffrire del disturbo bipolare di personalità, deve rispondere a cause per maltrattamenti e violenze e gira dei film destinati esclusivamente al circuito video (The order 2001, Derailed Punto d’impatto 2002), ritrovando il grande schermo solo nel 2005 con il thriller Wake of death di Philippe Martinez.. Sarà il suo amico Stallone con “I mercenari 2” a dargli un’opportunità. Che stavolta Jean Claude prende al volo.
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