“Ero una ragazzina triste, insicura, mi trovavo brutta”. Tutta colpa di quell’incidente che, 22 anni fa, le ha segnato il viso per sempre. Ma dopo anni Paola Turci è cambiata e si è raccontata in un’intervista al settimanale Io Donna in occasione dell’uscita del suo album: “Io sono”.
Ovvero un’antologia di alcuni dei successi più noti come Bambini, Volo così, Questione di sguardi o Stato di calma apparente. Più tre inediti, a partire dalla title-track Io sono (oltre a Questa non è una canzone e Quante vite viviamo). Un traguardo che coincide con i cinquant’anni della cantante romana, che per l’occasione traccia un bilancio della sua vita artistica e no, alla vigilia di un tour di presentazione nei negozi di dischi (e tra qualche settimana di una serie di concerti).
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L’artista racconta anche quel terribile incidente che le ha segnato la vita. Era il 1993, quando sulla Salerno-Reggio Calabria, mentre stava raggiungendo una tappa di un concerto, la sua auto sbanda. “Andavo a 80 all’ora, – ha raccontato in un’intervista rilasciata a Matrix – poi il crash e la macchina si è accartocciata e mi è venuto tutto addosso”. Nel 1993, ha aggiunto, “stavo studiando teatro, avevo fatto anche provini con Ettore Scola”, poi l’incidente ed “è stato un sogno che si è interrotto”.
“Per anni ho nascosto la parte destra del volto – dice Paola – con la maturità e le rughe tutto comincia ad essere più accettabile. Sono grata per quello che ho realizzato e per quello che è successo, non cambierei nulla, incidente compreso”. Una prova che le ha dato forza e consapevolezza e permesso di raggiungere i grandi traguardi che ha centrato.


