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Raoul Bova, spuntano i messaggi choc: “Se vengono fuori…”. L’attore: “Questo è un ricatto”

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Raoul Bova Ricatti

Il caso che coinvolge Raoul Bova continua ad arricchirsi di nuovi elementi, gettando ulteriore benzina sul fuoco mediatico acceso ormai da settimane. Al centro dell’attenzione non ci sono soltanto le chiacchierate vicende sentimentali dell’attore, ma una vera e propria indagine giudiziaria per un presunto tentativo di ricatto. Un’azione subdola che sarebbe partita da un numero telefonico spagnolo, dietro il quale si celerebbe un mittente ignoto e tuttora non identificato. La vicenda è finita sotto la lente della procura di Roma, che ha aperto un fascicolo investigativo dopo la controversa puntata di “Falsissimo”, la parodia del talk show “Verissimo” firmata da Fabrizio Corona e pubblicata su YouTube lo scorso 25 luglio.

Stando alle ricostruzioni, i messaggi ricattatori ricevuti da Bova sono stati resi noti dal quotidiano “la Repubblica” e sembrano mostrare chiaramente l’intento intimidatorio del mittente, che avrebbe tentato di esercitare pressione psicologica sull’attore. “Non è che voglio estorcerti dei soldi”, scrive l’anonimo, a cui Bova replica con un laconico: “A me sembra proprio così”. Il tono della conversazione si fa sempre più allarmante quando il messaggio continua con “Capisci che se tutto questo diventa pubblico e quindi lunedì arriva a Falsissimo è un problema?”, scatenando la pronta reazione dell’attore: “Che vuoi dire?”. Il botta e risposta prosegue in modo teso: “Stiamo cercando di venirti incontro”, afferma il ricattatore. “Venirmi incontro? Cosa significa?”, ribatte Bova, che poi sente il peso della minaccia: “Questo è materiale pesante nelle mani di Fabrizio, diventa una puntata. E te lo giuro, sono già in contatto con lui”.

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Raoul Bova Ricatto


Raoul Bova e i messaggi di ricatto: cosa gli hanno scritto

Nella disperata volontà di bloccare la diffusione del materiale, Raoul Bova avrebbe tentato di ridimensionare la portata del presunto scoop, spiegando che lui e Rocío Muñoz Morales erano già separati: “Io non sono più in una relazione da tempo, quindi non è una cosa che crea disastro”. Ma il tentativo non ha avuto successo. La replica dell’interlocutore è stata secca: “Eh ma sai, diventa un casino…”. A quel punto l’attore, esasperato, ha chiuso la conversazione con parole nette: “È un reato quello che stai facendo e io non cedo a nessun ricatto”.

Raoul Bova Ricatto

A occuparsi ufficialmente del caso, in particolare del profilo penale dei presunti ricatti, è la pm Eliana Dolce. Ma la questione si è complicata ulteriormente dopo la messa in onda della puntata incriminata di “Falsissimo”, nella quale sono state trasmesse chat e audio attribuiti a Raoul Bova e a Martina Ceretti. A seguito della trasmissione, la polizia postale ha effettuato delle perquisizioni a carico di Ceretti, dell’amico Federico Monzino e dello stesso Fabrizio Corona. Nessuno dei tre, almeno per ora, risulta indagato. Tuttavia, Monzino, rampollo di una nota famiglia milanese, è ritenuto il tramite attraverso cui il materiale è arrivato a Corona.

Proprio Monzino, in un’intervista rilasciata a Repubblica, ha raccontato: “In un primo momento l’idea era quella di far diventare famosa Martina, cosa che lei desiderava. Io ho fatto solo da tramite”. Secondo la sua versione, non ci sarebbe stata alcuna sottrazione illecita: “Il materiale non è stato quindi rubato o trafugato, ma condiviso volontariamente: Martina era con me, a casa mia, ed era consapevole di quanto facevamo insieme, il passaggio è avvenuto col suo consenso diretto, senza alcuna modifica o manipolazione”.

Le indagini proseguono proprio a partire da questa ammissione. La polizia postale ha infatti segnalato Monzino alla procura, pur senza iscriverlo al registro degli indagati, ritenendolo comunque in possesso del materiale e autore del suo trasferimento a Corona. Resta però da scoprire chi si nasconda dietro la sim spagnola da cui è partito il ricatto: un tassello ancora mancante di un puzzle mediatico-giudiziario che si fa sempre più intricato.

Nel frattempo, sui suoi profili social, Fabrizio Corona continua a cavalcare la vicenda. In una storia su Instagram ha precisato: “L’audio e le chat di Raoul Bova mi sono stati consegnati volontariamente da Federico Monzino e Martina Ceretti, inviati direttamente sul mio cellulare dal loro computer. Non c’è stata alcuna acquisizione fraudolenta del materiale”. Corona ha aggiunto: “E nel momento in cui una delle protagoniste di questa vicenda dà il consenso, il problema diventa solo suo. La ricettazione sussiste quando il materiale è stato carpito illecitamente”.

Come se non bastasse, Bova si troverebbe ora a fronteggiare anche un’esposizione mediatica ulteriore causata dall’uso improprio della sua voce e delle sue parole in chiave promozionale. Secondo quanto trapelato, l’attore starebbe valutando azioni legali in sede civile contro Ryanair e la SSC Napoli. La compagnia aerea e la società calcistica avrebbero infatti pubblicato rispettivamente un post e un video su TikTok – quest’ultimo montato su un filmato di Kevin De Bruyne – utilizzando a fini ironici l’audio originale dell’attore.

A condannare pubblicamente questo sfruttamento è stato l’avvocato di Raoul Bova, che ha parlato di “voyeurismo di bassa lega”. “Le azioni compiute, su cui gli inquirenti stanno indagando, hanno attivato il web in maniera illecita e inaccettabile, dove si continua a diffondere in maniera incontrollata materiale la cui natura va ancora accertata”, ha dichiarato. Poi ha aggiunto: “Si è attivata una macchina infernale che non guarda in faccia a nessuno, né alle persone né ai loro figli, che non hanno tutti gli strumenti per discernere la cronaca dalla cattiveria o dal voyeurismo di bassa lega. Tutto ciò fa riflettere sui meccanismi collegati al mondo del web e dei social media che sembrano essere il nuovo il far west”. Una riflessione amara, che fa da cornice a una vicenda ancora tutta da decifrare.


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