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“Chi ho visto in carcere”. Lele Mora, l’incontro che non dimenticherà mai

  • Gossip

La vita in carcere è davvero dura, e questa è una banalissima ovvietà. Quando, però, si ascoltano i racconti di chi il carcere l’ha vissuto, solo allora emerge quanto possa essere disumana l’esperienza dietro le sbarre. Specie se fino al giorno prima si era condotta una vita dorata, di successi e notorietà. È certamente il caso di Lele Mora, l’ex agente dei vip, che ha lanciato nel firmamento dello showbiz decine di carneadi.

Molti, fra questi, si sono poi affermati, ma più d’uno gli ha voltato le spalle nel momento peggiore. Lele Mora si è raccontato senza filtri in una puntata di “One Podcast” di Luca Casadei e larga parte delle sue confessioni erano incentrata sulla vita carceraria. Nell’istituto penitenziario di Opera, dove è entrato nel 2011, aveva come “vicini” Olindo Romano – noto per la strage di Erba – e addirittura Totò Riina.

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I 407 giorni in carcere di Lele Mora

E parliamo, dunque, dei 407 giorni vissuti in carcere. Qui Mora è arrivato a seguito della condanna per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale, dopo che la sua LM Managements venne dichiarata fallita dal Tribunale di Milano nel giugno del 2010. Lui la racconta un po’ diversamente: “Stavo trattando per pagare questo debito, ma non è stato possibile: ero già stato in tribunale per fare un accordo ma il giudice non aveva accettato la dilazione di pagamento che avevo prospettato. Hanno emesso un mandato di cattura“. Ancora nel suo racconto: “Io ero seduto alla mia scrivania quel giorno e ho visto nel sottopancia delle televisioni: ‘Arrestato Lele Mora‘. Dopo circa tre orette, è suonato il campanello”. Era la Guardia di finanza.

“Persino Riina…”

Se sulla colpevolezza di Olindo Romano, come è noto, vi sono da più parti diversi e concreti dubbi, sull’atroce infamia di un personaggio come Totò Riina dubbi non ve ne sono. Eppure, Lele Mora ha dichiarato che, di fatto, godeva di un trattamento migliore di quello a lui riservato. Ecco, testualmente, cosa ha detto Lele Mora nel colloquio con Luca Casadei: “Ero in isolamento, con sorveglianza a vista e divieto di incontro per tutto il tempo. Quando uscivo dalla mia cella c’erano 7/8 guardie che mi accompagnavano a colloquio con l’avvocato o dai parenti. Vedevo girare per il carcere Riina senza guardie e io, invece, ero seguito da otto di loro. Un mio vicino di cella era Olindo di Erba. Ho chiesto al comandante di poter creare un orto dietro il carcere. L’ho fatto pulire bene con dei detenuti che mi sono fatto dare e ho creato un orto meraviglioso: era orto-terapia e mi aiutava”.

Il tentato suicidio

Mora ha ripercorso la sua carriera, l’incontro con Silvio Berlusconi, i giorni in cui era il potente dominus della televisione italiana. Ma torniamo all’esperienza in carcere, che l’ha persino portato a un tentativo di suicidio. Lo racconta lo stesso Mora. La premessa: Era la Vigilia di Natale, erano venuti i miei figli e vederli andare via dalla finestra mi ha fatto sentir morire”. Quindi l’idea malsana di tentare l’insano gesto, fortunatamente senza conseguenze: “Vicino al mio letto, c’era una lampada tutta incerottata, ho staccato tutto lo scotch, mi sono messo un asciugamano in bocca e mi sono incerottato. Penso di essere anche svenuto perché non respiravo più. È arrivato il poliziotto penitenziario, mi ha chiamato e io non ho risposto. Subito mi hanno caricato e portato in ospedale. Per via di quel gesto, poi, ho avuto due ischemie brutte”.


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