La figura di Rachele Guidi è sempre stata descritta come quella della moglie fedele, silenziosa e devota di Benito Mussolini. Nell’immaginario collettivo è rimasta l’icona della donna che sopporta, che aspetta a casa, che subisce senza ribellarsi i tradimenti del marito. Tuttavia, Alessandra Mussolini, nipote del Duce, ha deciso di riscrivere questa immagine attraverso un racconto intimo e familiare che emerge dal suo nuovo libro “Benito. Le rose e le spine”. L’ex parlamentare ha voluto mostrare un volto diverso della nonna, una donna capace di scelte sorprendenti, a tratti rivoluzionarie per l’epoca.
In particolare, Alessandra ha svelato la storia di un tradimento che non fu dettato dal rancore, bensì da un bisogno di equilibrio e di esperienza personale. “Non per vendetta. Anzi. Per riequilibrare la situazione. Per vedere cosa si provava a fare quello che lui aveva fatto spesso: stare con un’altra persona”, racconta l’ex parlamentare al Corriere della Sera. Un episodio che, secondo la ricostruzione di famiglia, non incrinò il rapporto con Mussolini, ma al contrario lo rese più saldo.

Il presunto amante fu Corrado Varoli, amministratore di Villa Carpena, la residenza della famiglia. Non era un uomo qualsiasi: “Aveva affascinato mia nonna fin dall’adolescenza. L’aveva visto passare a cavallo, tutto elegante, con il frustino, e lei che era poverissima ne era rimasta colpita. Lui avrebbe voluto sposarla. Ma lei aveva scelto Benito: aveva una venerazione per lui. Ma teneva al riserbo. Non se ne parlava. Però mi portava sempre sulla sua tomba. Un rito”. Una rivelazione che restituisce un’immagine inedita di Rachele, non più soltanto “la moglie del Duce”, ma una donna con ricordi, emozioni e desideri propri.
La stessa Alessandra ricorda come i genitori di Rachele avessero provato a destinarla a un matrimonio “conveniente”, ma la forza di Benito si impose con brutalità. “Un giorno Benito arrivò con una pistola, dicendo: “Qui ci sono sei colpi. Se non mi date Rachele, il primo è per lei, e gli altri sono per voi””. La scelta fu inevitabile, e da lì nacque un matrimonio lungo e tormentato, segnato dai tradimenti del marito. “La prima a presentarsi a casa fu una donna di nome Anita. Adesso le amanti si rivelano alle mogli su Instagram. Un tempo scrivevano lettere. Anita invece venne di persona”.

Quando la situazione si ribaltò e fu Rachele a tradire con Varoli, non si trattò di un atto impulsivo. “Quel tradimento d’amore finì per rafforzare il legame con il suo uomo. La prevedibilità è la tomba del sentimento; e Rachele è stata imprevedibile. Anomala, per l’epoca. Ho scritto questo libro anche per renderle giustizia”. Parole che delineano la volontà di Alessandra Mussolini di liberare la memoria della nonna dall’etichetta di moglie sottomessa.
La vicenda non sfuggì all’attenzione della sorella di Rachele, Augusta, che “decise di avvertire Benito con una lettera che la moglie lo tradiva”. Da lì, lo scontro divenne inevitabile. Mussolini “si precipitò a Villa Carpena, con la sua Alfa Romeo rossa. Affrontò Rachele. Che pianse. Ma non confessò”. Un gesto di coraggio e di sfida che, per quei tempi, appariva clamoroso.
La reazione del Duce fu inizialmente dura: ordinò alla moglie di porre fine a quella relazione. “Benito comunque le ordinò di far sparire quell’uomo”, racconta Alessandra. Ma non si fermò a quella decisione. “Ma poi ebbe un ripensamento. Un’intuizione. E tornò indietro. Mia nonna aveva invitato a cena Corrado, per dirgli di persona che doveva andarsene”.
Infine, entra in scena un dettaglio quasi cinematografico. “Vicino a Villa Carpena c’era una pattuglia della polizia, cui Rachele aveva dato un incarico: segnalare l’arrivo dei visitatori. Quando arrivava una persona qualsiasi, un colpo di clacson. Quando arrivava il marito, tre colpi di clacson”. E quei tre colpi arrivarono proprio mentre Varoli era a cena. Ma, in casa, non fu mai trovato. Un epilogo che resta sospeso tra realtà e leggenda, e che Alessandra Mussolini ha deciso di riportare alla luce per mostrare la complessità di una donna che non fu mai solo “la moglie del Duce”, ma un’anima inquieta, capace di sorprendere persino Benito.


