“Ho una malattia intima”. Il dolore della fidanzata vip: “Mi ha rovinato la vita”

Giorgia Soleri, la fidanza di Damiano David parla della sua malattia. Ormai è uscita allo scoperto, per la gioia di quanti non stavano più nella pelle. Il frontman dei Maneskin, giovanissima band vincitrice dell’edizione 2021 del Festival di Sanremo, è impegnato con la modella e influencer Giorgia Soleri da ben 4 lunghi anni. Dopo la rivelazione sui social, anche il racconto della malattia.

Giorgia Soleri è nata a Roma nel 1995. Secondo le informazioni divulgate, la fidanzata di Damiano dei Maneskin lavora come modella e influencer e collabora con l’agenzia Deck Communication. Del suo passato e della sua formazione non si conosce praticamente nulla, ma il profilo Instagram di Giorgia Soleri è molto attivo e seguito. Dalla vittoria di Sanremo 2021 sul frontman dei Maneskin e sulla sua vita privata, tante le voci diffuse, ma la conferma è arrivata quando, in una delle ultime story sul social è apparsa la prova schiacciante.


“Dopo quasi 4 anni si può dire o no?”. Stanno insieme, e neanche da poco tempo. Nel passato di Giorgia, però, anche la vulvodinia, una patologia che interessa gli organi genitali: “La chiamano “malattia invisibile” ma io ricordo con estrema precisione tutte le rinunce e le limitazioni a cui mi ha costretta. Così ho deciso di mostrarvi la parte più brutta, più marcia, più nera. Ma più reale. Questa foto è stata scattata in una delle infinite notti che in questi 8 anni sono state interrotte da dolore, brividi, urla e lacrime, e che mi hanno rovinato la vita”, il racconto della modella.

“Mi sono sentita dire di tutto, che sono pazza, ansiosa, frigida, bugiarda. Che ho paura del sesso, che dovrei masturbarmi di più. La parte peggiore è l’estrema solitudine in cui vieni buttata, giudicata da chi hai intorno e incompresa da chi dovrebbe trovare una diagnosi. Impari a considerare quel dolore come parte di te, è la tua quotidianità. Così come i sacrifici. Niente jeans stretti, niente collant, niente cibi acidi, niente alcool, niente zuccheri, niente mutande colorate o sintetiche, niente uscite serale, niente di niente. Anche programmare una vacanza diventa un incubo sapendo che potresti passarla sdraiata in un letto a soffrire”.

“Quando ho finalmente dato un nome a tutto questo ho scoperto non solo di non essere sola, ma che le donne affette da questa patologia sono tantissime e tutte hanno in comune questa sensazioni di essere state totalmente abbandonate nel loro dolore, ho promesso a me stessa che avrei lavorato ogni giorno per fare in modo che nessuno si sentisse più così. Non siamo colpevoli, non siamo rotte e non siamo difettose. Siamo malate e meritiamo comprensione e rispetto”.

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Pubblicato il alle ore 15:10 Ultima modifica il alle ore 15:14