“Cosa mi diceva”. Dodi Battaglia, gli ultimi strazianti giorni di vita della moglie Paola

“Ogni passo in queste stanze, mi ricorda Paola e ogni immagine di Paola è una pugnalata. Sento proprio un dolore fisico al cuore”. Comincia così l’intervista di Dodi Battaglia al “Corriere della Sera”. Il leader dei Pooh, commosso, ancora sconvolto per quanto accaduto, è tornato a parlare della moglie Paola Toeschi, che dopo undici anni di malattia è morta. 

Nella sua casa di Bologna Dodi Battaglia ha accolto la giornalista del “Corriere” Candida Morvillo, alla quale ha raccontato gli ultimi giorni di vita della sua adorata compagna, scomparsa lo scorso 6 settembre. Alla donna era stato diagnosticato un tumore al cervello nel 2010. La coppia era convolata a nozze l’anno successivo. Lei, volto noto della pubblicità, aveva parlato dei suoi problemi di salute in un libro, Più forte del male, edito da Piemme. 

dodi battaglia moglie malattia

Dodi Battaglia è appena rientrato da Riccione: “Ho portato la piccola a pranzo al mare. Per distrarla. Ogni giorno, cerco di farle fare qualcosa per tenerla lontana dai ricordi. I ricordi sono una pugnalata al cuore”. Al funerale qualcuno per confortarlo gli ha sussurrato frasi come “Dai, almeno ha smesso di soffrire”. Un aiuto? “Sa che ho pensato? Che purtroppo, nella fine della sua sofferenza, è finita anche la mia lotta contro il suo male. Dal 2010, la mia motivazione per vivere è stata lei: la visita, la chemio, trovare un altro medico…”, ha svelato il chitarrista dei Pooh. 


dodi battaglia moglie malattia

“Quando se n’è andata, mi sono sentito come un pallone che si sgonfia. Ho sempre trovato impensabile la depressione, non mi assomiglia, sono combattivo, ma ora comincio a pensare cosa può provare una persona che resta senza l’amore della sua vita e magari non ha amici, non ha una figlia di 15 anni da accompagnare nel futuro. Ecco, adesso, io ho la fortuna di avere come obiettivo mia figlia. Dover andare avanti per lei è una forza enorme”, ha ammesso Battaglia. 

“Sofia è forte, è una ragazza ormai, porta con orgoglio e dignità il cognome di famiglia, ma è sempre un cuoricino di 15 anni”, ha spiegato Dodi Battaglia. Non è stato affatto semplice per la giovane fare i conti con un lutto così devastante: “Quando mia moglie ha scoperto di avere un tumore al cervello, le ha fatto un discorso che non saprei dire, un discorso che puoi fare a un bimbo di cinque anni. Mai i figli sono molto più intelligenti di quanto possiamo pensare: quando Paola è stata operata, Sofia le ha dato la bambola da cui non si separava mai. Le ha detto: così, in ospedale, non ti sentirai sola”.

“Adesso, fuori dalla chiesa, mentre portavano via la bara, le ho detto: andiamo a salutare la mamma perché di mamme così belle non ce ne sono tante. Le dico sempre che deve essere felice perché ha vissuto per 15 anni con una madre fantastica: cosa te ne fai di 50 anni con una mamma che vale meno?”, ha confessato Dodi Battaglia. Qualche parola poi sugli ultimi istanti di vita di Paola Toeschi: lui le è stato accanto infaticabilmente. “Anche gli ultimi due giorni, quando era in coma. Mi hanno detto: stai lì e parla, hai visto mai che le arrivi qualcosa… E così ho fatto, ma stavo già lì da 15 giorni, da quando non riusciva più quasi a parlare. Insomma, un giorno, le dicevo: ricordi quando è nata nostra figlia? Ricordi quella vacanza? Ricordi quando abbiamo cambiato casa? Le raccontavo le cose più fantastiche che una coppia innamorata fa. E mi è venuto spontaneo di chiederle perdono”.

Perdono per cosa? “Perché quando sei sottoposto a certi stress puoi diventare nervoso, brusco. Non sono la persona più inattaccabile, non sono stato il miglior marito, ma neanche uno dei peggiori”, ha detto il musicista. Ad aiutarli a lottare contro la malattia la fede, ma anche un viaggio che la coppia aveva fatto a Medjugorje. Ma come se ne era accorta Paola Toeschi? Quali i sintomi? “Una mattina, cominciò a tremarle una gamba in modo inconsulto. Andò in ospedale, la raggiunsi, ci battezzarono subito col quadro generale, ci dissero: se sopravvive all’intervento, farà un percorso di terapie dai cinque ai quindici anni che ora non sappiamo quanto e come potranno servire. Ci pronosticarono quello che è accaduto. Per fortuna, l’operazione andò bene, anche se una parte del tumore non poté essere rimossa. Tornò a casa dopo un mese, dopo due o tre giocava a pallacanestro, usciva con le amiche”.

Ma non è finita lì: sono seguiti anni di cicli di chemio e radioterapia, di alti e di bassi. Una cosa inimmaginabile. “Anche perché Paola aveva 18 anni meno di me e ci avevo sempre scherzato su, dicevo: sono il vecchietto della famiglia. Temevo che me ne sarei andato via molto prima di lei”, ha spiegato Dodi Battaglia. La morte li ha colti comunque impreparati: la donna non ha mai pianto, come raccontato dall’artista. “Ho pianto io quando visto che non c’era più niente da fare. Le parlavo, la guardavo e piangevo. Doveva tornare in ospedale per le cure il giorno dopo in cui è mancata, non ci aspettavamo quest’aggravamento”. 

Pubblicato il alle ore 13:15 Ultima modifica il alle ore 13:15