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Billy Costacurta, la forza di spiegare (e affrontare) il dramma del figlio Achille

  • Gossip

Negli ultimi tempi il nome di Achille Costacurta è tornato con forza al centro dell’attenzione mediatica, complice una serie di racconti personali che hanno riportato alla luce momenti difficili vissuti dalla sua famiglia. A intervenire, questa volta, è stato Billy Costacurta, che ha deciso di rompere il silenzio per chiarire il percorso affrontato dal figlio e fare il punto sulla sua situazione attuale, tra dolore, consapevolezza e una ritrovata serenità.

Dal secondo paragrafo emerge con forza il racconto di un padre che, pur essendo sempre stato molto riservato, ha scelto di condividere uno dei capitoli più complessi della sua vita familiare. Dopo le parole di Martina Colombari a Ballando con le stelle e la testimonianza dello stesso Achille Costacurta nel podcast One More Time, anche il papà ha deciso di raccontare la sua verità, affrontando senza filtri il tema della salute mentale del figlio.


Achille Costacurta, il papà Billy a cuore aperto sulle sue difficoltà

Il momento più drammatico, come lui stesso ha spiegato, è legato al ricovero forzato. “Chi ha fatto il Tso sa di che cosa parlo, è un momento pazzesco. È uno dei momenti più brutti per un genitore. Io lo ricordo come il momento più brutto della mia vita, quello in cui io lascio Achille all’ospedale per un Tso, quando gli devono fare una puntura per calmarlo perché lui sembrava indiavolato. Sono stati momenti che poi ci hanno costretto veramente a tirar fuori delle energie pazzesche”. Parole che raccontano tutta la fragilità e l’impotenza vissuta da un padre davanti alla sofferenza del proprio figlio.

Non meno intensa è stata la difficoltà emotiva nel gestire quei giorni. “Ogni tanto lo dicevo a Martina, ‘Marti io non ce la faccio, perdonami, non riesco ad entrare in ospedale e vederlo là’. Lei ogni giorno entrava. Io nei momenti più difficili, ogni tanto non riuscivo a vederlo”. Un’ammissione che mette in luce anche il diverso modo in cui i genitori affrontano il dolore, tra chi trova la forza di esserci sempre e chi, invece, fatica a sostenere una realtà così dura.

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Col passare del tempo, però, è arrivata anche una svolta importante grazie a una diagnosi chiara. “Ho imparato a parlare con mio figlio quando una dottoressa si è presa la responsabilità di darci con sicurezza la diagnosi su Achille 4 anni fa di Adhd. Cominciò il percorso di Achille, i farmaci funzionavano, abbiamo fatto questi corsi che servivano soprattutto per comunicare con lui. E ci è stato di grosso aiuto”.

“C’è un modo di rivolgersi che deve essere paritario, non deve essere mai di superiorità e non deve neanche sembrare di organizzazione piuttosto che di curiosità, perché loro lo percepiscono in maniera diversa. Tutto era molto istintivo e quindi nel momento in cui valutava una piccola curiosità come un’intromissione reagiva male”. Un passaggio fondamentale che ha permesso alla famiglia di trovare nuovi strumenti per affrontare la situazione.

Eppure, anche dopo i progressi, la paura non è mai scomparsa del tutto. “Abitiamo al 17esimo piano e depressione vuol dire anche pensare che lui possa buttarsi giù da un momento all’altro. Lui ha detto: ‘Io cosa ci sto qua a fare? Perché devo vivere così?. Ho pensato tante volte che si volesse suicidare. So che sarà un percorso lungo, ma è tanto tempo che Achille sta bene e avendo avuto quei momenti di down, per me da papà vederlo così è una gioia. Cioè, non so cosa possa essere la felicità se non quando vedi sorridere così tuo figlio: è una cosa pazzesca”. Una confessione che racchiude anni di angoscia ma anche la luce di una rinascita.

A rendere ancora più chiaro il quadro è stato lo stesso Achille Costacurta, che in prima persona ha raccontato gli eccessi e gli errori del passato. “Ho iniziato a fumare a 13 anni. Al compleanno dei miei 18 anni ho provato la mescalina. Una volta ho avuto una colluttazione con la polizia. Ero sotto effetto e ho fatto il matto su un taxi. Il poliziotto arriva, mi tira un pugno in faccia, io ero allucinato quindi l’ho spaccato di legnate”.

“Lì dopo poco mi fanno il primo Tso, me ne hanno fatti sette. Il problema era che, quando me l’hanno fatto a Padova, perfetti, gentilissimi, a Milano mi hanno legato al letto per tre giorni perché gli ho dato un colpo sulla spalla. Urlavo che mi serviva il pappagallo, io ero legato, mani e piedi, tutto, e mi dovevo fare la pipì addosso”.

Oggi, però, il racconto cambia tono. Dopo anni segnati da cadute e ripartenze, la famiglia Costacurta guarda avanti con maggiore fiducia. Il percorso resta lungo e complesso, ma i segnali positivi non mancano. E proprio da quelle parole, così dure ma autentiche, emerge una verità che va oltre la cronaca: la possibilità di risalire anche dai momenti più bui, quando a fare la differenza sono l’amore, la consapevolezza e la volontà di non arrendersi.


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