Flavio Briatore: “Niente università per mio figlio. Ci penso io a formarlo”


Solo qualche giorno fa Flavio Briatore aveva preso le difese del figlio Nathan Falco, 9 anni, durante la loro vacanza in Kenya nel Billionaire Resort di Malindi. Anche il manager condivide spesso su Instagram gli scatti insieme al figlio avuto dalla ex moglie Elisabetta Gregoraci, ma sotto a una delle ultime foto con il bambino, oltre agli auguri per il nuovo anno, i complimenti per la sua attività di imprenditore di successo e i commenti per la location da sogno scelta per trascorrere le feste, Briatore si è ritrovato a leggere anche messaggi cattivi e offensivi nei confronti di Nathan Falco. Insulti, per dirla con un solo termine.

In particolare, gli hater si sono accaniti sotto a uno scatto di baby Briatore che prende lezioni di surf in compagnia di due istruttori di colore, facendo notare come il ragazzino sia in sovrappeso. Nathan Falco è stato definito “ciccione” e “un grassone che deve perdere peso”. Alcuni hanno anche consigliato al padre di fargli fare un po’ di movimento. (Continua dopo la foto)



Briatore non è restato in silenzio di fronte a quelle parole pesanti e a stretto giro ha replicato. Così: “I commenti stupidi sui bambini sono fatti da sfigati rancorosi e gelosi che non sono stati capaci di crearsi un lavoro. Poveretti”. Una reazione, questa, che ha suscitato il plauso dei follower che in quelle parole offensive verso Nathan hanno riscontrato un’invidia e una cattiveria ingiustificabili, ma da molti altri è stata ritenuta eccessiva. (Continua dopo la foto)


Ora Briatore è tornato a parlare del figlio sulle pagine del settimanale Oggi, a cui ha rivelato qual è la formazione che intende dare a Nathan quando sarà adolescente. E ha già fatto parecchio scalpore il fatto che abbia deciso di non mandarlo all’università. “Falco sa che a 14 anni andrà in collegio in Svizzera a fare il liceo. Non può mica restare a Montecarlo a vita – dice Briatore – Poi dopo il diploma verrà a lavorare con me. Se volesse fare l’università? Non ne vedo la ragione: sarò io formarlo. Se uno ha una vocazione deve essere libero di assecondarla, ma a me non serve un laureato, mi serve uno che porti avanti quello che ho costruito: se mi serve un commercialista o un avvocato lo chiamo e gli pago la parcella”. (Continua dopo foto e post)


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Buon anno a tutti

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Stando a quanto rivelato dal manager, il figlio, 9 anni, già si guarda intorno rendendosi conto della responsabilità che gli spetterà una volta diventato grande: “Lui si guarda intorno già adesso e capisce che c’è tanta gente che lavora con noi: sa che avrà una responsabilità anche lui. Io lo sto crescendo mostrandogli l’importanza di un buon team. Se lavori bene, vieni pagato molto bene, se non lo fai sei fuori. È meritocrazia e nulla di più… Non esiste la fortuna: esistono i sacrifici, l’impegno”, conclude Briatore. Voi che ne pensate?

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