“Era impotente, altro che sesso…”. Amanda Lear e quel segreto (che ormai segreto non è più) sull’artista che, tra le altre cose, ha contribuito (e non poco) a renderla famosa. Lo svela così, nero su bianco, senza filtri


 

“Non aveva relazione sessuale alcuna perché era impotente. Diceva che i geni non devono riprodursi”. E con la moglie “viveva un amore cerebrale. Senza di lei, era perduto. E lei accettava tutto di lui”. ‘Lui’ è Salvator Dalì e a parlare è Amanda Lear, modella e musa dell’artista di cui la magistratura spagnola ha ordinato la riesumazione della salma a 28 anni dalla morte. Motivo? Stabilire se sia o meno il padre biologico di una donna catalana che ha presentato una richiesta di riconoscimento in tribunale. Ma stando alle dichiarazioni riportate da Libero della Lear, 77 anni, sarebbe difficile confermare quanto sostenuto dalla donna. Amanda Lear, è noto a tutti, è stata musa dell’artista, anche se la natura del loro rapporto, così come altri aspetti della vita della scrittrice, pittrice, modella, ballerina, presentatrice e attrice francese naturalizzata italiana, resta un mistero. Rapporto che i due avevano definito solo ‘spirituale’, votato all’arte e che diede a lei una notorietà immensa. Nel 1984, poi, la Lear ha anche pubblicato la sua prima biografia ufficiale, ‘My Life With Dalì’, che parla del legame con uno dei pittori più anticonvenzionali di sempre, ma sarebbe superfluo dire che molti dati contenuti nel libro non siano ritenuti affidabili. (Continua dopo la foto)



 

Ma Amanda non è l’unica a mettere in dubbio la vita sessuale del maestro. Per Ian Gibson, biografo dell’artista, tutta la vita sessuale di Dalí fu di tipo onanistico: “García Lorca fu per Dalí il grande amore che non poté essere perché Dalí la cosa che temeva di più era essere omosessuale, anche se in realtà era omosessuale più che ogni altra cosa”. E ancora: “Gala (sua moglie, ndr) fu la persona che gli permise di andare per la vita come se fosse eterosessuale”. Ma adesso, come detto, c’è chi ha richiesto ufficialmente di procedere all’analisi del dna di Dalì che potrebbe essere padre di una donna che si è fatta avanti soltanto ora, a distanza di anni. Ventotto dalla morte per l’esattezza. Come riporta Repubblica, si tratta di Maria Pilar Abel Martínez che ha ottenuto dal giudice il nulla osta alla prova biologica per le indagini sulla paternità poiché “non esistono altri resti biologici né oggetti personali” sui quali praticare le analisi. (Continua dopo le foto)


 


 

La donna sostiene che il pittore catalano, sepolto in Spagna a Figueres, nel 1955 avrebbe avuto una relazione con una cameriera, ovvero sua madre. Solo il test del dna dirà con certezza se la donna catalana, classe 1956, è figlia o meno del pittore. La data dell’esumazione del corpo non è ancora stata fissata ma, secondo l’avvocato di Maria Pilar Abel Martinez dovrebbe avvenire presto, a luglio. Le spoglie di Dalì sono conservate nel basamento del teatro-museo a lui dedicat, nella città catalana di Figueres, insieme alla più grande collezione di opere dell’artista, parte della quale deriva direttamente dalla collezione personale del pittore, ancora oggi tra i più amati al mondo e le cui creazioni sono diventate negli anni veri e propri oggetti di culto.

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