“Sigarette a nove anni, a undici l’alcol e a tredici la cocaina. Poi ho tentato il suicidio”. Il racconto drammatico della sua vita mentre annuncia che uscirà presto una sua nuova serie tv. Cosa ha detto l’attrice


 

Drew Barrymore si racconta a Vanity Fair. E ci sono degli aspetti della sua vita assolutamente inediti. Nella serie Tv Santa Clarita Diet, su Netflix dal 3 febbraio, l’attrice è una zombie o, come suggerisce il vicino di casa secchione, “morta non morta: detesto la parola zombie, la trovo negativa”. È una commedia, si ride molto a seguire Drew nei panni di Sheila, sposata con Joel (l’irresistibile Timothy Olyphant), entrambi agenti immobiliari, che vivono con la figlia adolescente Abbey (Liv Hewson) in una deliziosa villetta a Santa Clarita, vicino a Los Angeles. A parte la serie tv prossima all’uscita, Drew Barrymore è rilassata e vuole dare l’impressione di una che non ha niente da nascondere. Due figlie: Olive, di 4 anni, e Frankie, 2 e mezzo — e la separazione annunciata lo scorso aprile, a cui è seguito il divorzio in agosto. In mezzo, la saga della sua vita: l’infanzia rubata a lavorare sui set, con la madre Jaid a farle da manager e le notti insieme allo Studio 54, le prime sigarette a nove anni, l’alcol a undici, la marijuana a dodici, la cocaina a tredici, il primo rehab a quattordici, alla stessa età un tentativo di suicidio, poi il divorzio dalla madre, due matrimoni lampo, la rinascita della carriera, la sua casa di produzione, i film di successo. E ora eccoci qua. (Continua a leggere dopo la doto)



“Per la nuova fiction all’inizio ero furiosa, la storia mi piaceva e non volevo che mi piacesse. Da tanto tempo avevo scelto di fare solo la mamma, e di colpo quel progetto mi costringeva a tornare a lavorare. Ero in un periodo buio della mia vita e quella sceneggiatura mi faceva ridere, mi distraeva dai miei problemi. E poi non avevo voglia di vedere né leggere cose tristi, che parlavano di coppie che litigano o si sfasciano, e mi è piaciuta subito l’idea di questa famiglia che fa squadra per fronteggiare le difficoltà. Sul set non recito, è un consiglio che mi diede Steven Spielberg ai tempi di E.T.: non recitare, sii te stessa!”.

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“Avevo toccato il fondo, ero depressa e vulnerabile, e questo si rispecchiava anche nel fisico: ero molto ingrassata. All’inizio delle riprese pesavo 66 chili e alla fine sono arrivata a 56, mi sentivo meglio nel mio corpo e più forte nella mente. Ho pensato che avrei potuto acquistare consapevolezza con questo ruolo, che in effetti mi ha liberata”. La sua autobiografia è la storia di una bambina cresciuta con una mamma single e senza una rete di affetti, che cerca per tutta la vita di avere una sua famiglia, di trovare stabilità e normalità. “La fine del mio matrimonio è stata la tragedia più grande della mia vita. Ho passato momenti bruttissimi, ci ho messo tanto tempo a raccogliere i cocci”.

 

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