“Ogni volta che mi baci muore un nazista”, Guido Catalano incanta e emoziona Caffeina Festival 2017. Al termine del reading ci ha concesso questa intervista. Cosa ha detto l’autore


 

Un vulcano di emozioni estreme, un titolo quasi ossimorico e 146 nuove poesie (ma in realtà molte di più) per Guido Catalano, che ha iniziato il tour di presentazione del suo libro, “Ogni volta che mi baci muore un nazista” edito da Rizzoli, ed è venuto ad allietare il pubblico anche al festival Caffeina di Viterbo. One man show. Un microfono in mano e un tramonto alle sue spalle gli sono bastati per creare la cornice giusta alle sue letture. Poesie estemporanee o prodotti di una lunga riflessione, Catalano si qualifica ugualmente ed inequivocabilmente fra i poeti contemporanei e anche un po’ visionari. Come nasce questo titolo che parla un po’ d’amore un po’ di guerra e nazismo? “Il titolo nasce da un pezzo che è dentro il libro, in cui il protagonista cerca di esprimere tutto l’amore per la sua donna attraverso un paradosso. Credo che così come l’amore sia ciò che salva le persone nei momenti peggiori, il nazismo sia la cosa peggiore che si sia abbattuta sulla storia. Perciò il sentimento è voluto descrivere come una forza positivamente drastica, che con la stessa violenza si contrappone ad una forza negativa e distruttiva”. Quale delle poesie presenti nel libro rispecchia in particolar modo questo momento della sua vita? “Mah non ne ho una in particolare. Diciamo che tutte insieme rispecchiano un po’ questo lungo periodo della mia vita”. (Continua a leggere dopo la foto)



Quante sono le poesie presenti nel libro? È preciso il numero riportato sul sovracopertina? “No, perché non sono 144 ma 163 credo”. A quante donne ha pensato mentre scriveva le poesie? Ad una o a tante? “In questo libro ci sono diversi profilo di donne”. Com’è stato il passaggio da una piccola casa editrice ad una grande come Rizzoli, con cui ha pubblicato il suo libro? “No, non credo che abbia influito sul mio stile. La casa editrice Miraggi, piccola e coraggiosa, ha ancora tutti i miei libri e continuiamo ad avere rapporti. Questo progetto è stato di profilo più ampio, ma questo non significa che io abbia adattato il mio stile. E se dovesse essere cambiato, spero si sia trasformato in meglio”. Ha già pensato alla prossima fatica letteraria? “Si, sto scrivendo un romanzo. Ne ho scritto uno già lo scorso anno e ora mi cimento di nuovo”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Quanto occorre ad un artista per mettere a punto un’idea e poi elaborarla? “Dipende. Per le poesie varia, potrei scriverne una in dieci minuti oppure in due giorni. Il romanzo è un genere più complesso che richiede molta revisione e molto tempo da dedicare. Ecco è proprio una “fatica letteraria”. Che importanza hanno i festival letterari in Italia? “Moltissima, perché non solo offre agli artisti la possibilità di confrontarsi fra loro pur con i loro prodotti differenti, ma soprattutto crea un contatto diretto con il pubblico, che è il vero destinatario di un libro o di una canzone”. Conosceva il Festival Caffeina? “Si, ci sono venuto lo scorso anno e credo sia uno dei festival letterari più importanti in Italia. Viterbo è bellissima e quindi si uniscono diverse esigenze”.

Testo e intervista di Miryam Procacci.

 

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