Caffeina 2017: gli studenti dell’Alternanza Scuola Lavoro raccontano il festival – 27 giugno


Caffeina Festival 2017 è cultura, musica, libri, teatro e dibattiti ; il tutto in una connessione profonda e costante con Viterbo, la sua società e le sue istituzioni: compresa la scuola. Durante i dieci giorni del Festival complessivamente cinquanta fra ragazzi e ragazze provenienti dai licei Mariano Buratti di Viterbo e “Dalla Chiesa” di Montefiascone svolgono attività di Alternanza Scuola Lavoro, seguendo ogni giorno la programmazione. Ecco cosa hanno visto gli studenti durante la quinta giornata del Festival.

 

Francesca Barra – L’estate più bella della nostra vita

Il 27 giugno presso il Cortile Holden, si è svolta la presentazione dell’ultimo libro di Francesca Barra (foto sotto), nota scrittrice, giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica, dal titolo “L’estate più bella della nostra vita”. 

L’estate, spiega l’autrice durante l’intervista, ha sancito per lei diversi importanti cambiamenti nella sua vita, che ha trasposto e riadattato al libro; il romanzo racchiude la storia di tre sorelle lucane che raccontano la loro terra sotto tre diversi punti di vista, la somma dei quali incarna quello dell’autrice. La narrazione inizia con un flashback di circa quarant’anni, che evidenzia la nostalgia e il senso magico del luogo, e si risolve in estate.  Ida, Beatrice e Rossella narrano la fedeltà ad azioni ed abitudini della Basilicata che mostrano come l’amore, non venendo sempre esplicitato, si manifesti spesso attraverso i gesti: è questo il caso delle casalinghe, troppe volte apostrofate come serve. Al contrario l’autrice spiega che, secondo il suo punto di vista, i loro gesti non sono da considerarsi servizi, bensì doni d’amore. Dunque il fine del romanzo è quello di far riappropriare queste donne della dignità della loro scelta, oltre a far riscoprire l’essenza del dono; ma non solo: Francesca Barra esorta a continuare le tradizioni locali, che vanno ormai scemando, come ad attuare una vera e propria rivoluzione in quanto risorse fondamentali per sentirsi a casa in ogni luogo, per riappropriarsi di valori svaniti ed evadere dalla frenesia della vita contemporanea. Quando si lascia il proprio luogo d’origine ci si sente come un pesce fuor d’acqua, e pertanto non bisogna dimenticarsi delle proprie radici, alle quali però non bisogna rimanere ancorati.

 

Alice Pagliaccia (Continua dopo la foto)







Flavia Perina – Le Lupe

Flavia Perina (foto sotto), scrittrice-giornalista, ci racconta come si è avvicinata e poi appassionata alla scrittura, in modo del tutto inatteso dato che a diciotto anni quella che pensava essere la sua vocazione era il disegno: era convinta che avrebbe fatto la grafica. Ma poi si è scoperta, e la scrittura è diventata la sua passione “bisogna fare tante esperienze per capire quale è la cosa che ti piace e che riesci a far bene” – dichiara. Concepisce i suoi romanzi a casa dove cerca inutilmente una tranquillità che raramente i suoi tre figli le consentono di avere, ma il suo passato da giornalista, in cui si ritrovava a scrivere da qualsiasi parte con il taccuino sulle ginocchia, è stata una buona scuola e anche con il ‘terremoto’ intorno, trova la sua creatività. Non ci spiega cosa è che ispira i suoi romanzi, ma ci dice che nel suo agire non è guidata dal target o da interessi commerciali. Trasferisce su carta quello che sente e le passa per la mente senza preoccuparsi di chi sarà il suo pubblico e se un pubblico ci sarà “chi scrive preoccupandosi del target dei suoi romanzi, è un venditore di aspirapolveri” – dichiara perentoriamente nell’intervista che ci ha concesso.

Ed è probabilmente a questa sua spontaneità che dobbiamo attribuire le capacità di coinvolgimento che un libro come Le Lupe dimostra d’avere. Questo suo primo romanzo ruota attorno all’uccisione di Carlo, figlio di Flaminia, che viene pestato e ammazzato ingiustamente durante una partita di calcio da un poliziotto, perché scambiato per un ultras. Evento questo che ritrasformerà la madre Flaminia nella ‘lupa di un tempo’ che si farà giustizia nei confronti del figlio con ‘le proprie zanne’. Come le lupe proteggono e fanno giustizia per i propri cuccioli, così Flaminia farà con suo figlio. Da qui l’idea per il titolo del libro. Ispiratasi alle vicende di cronaca degli ultimi anni che hanno visto uccisioni ingiuste come quella di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, Flavia Perina ci propone una storia a metà tra romanzo e cronaca nera. La figura materna non è qui chioccia protettrice o angelo del focolare, ma una bestia ferita che reagisce al dolore per la perdita ingiusta del figlio con una rabbia che ha un solo nome: vendetta. Ed è la vendetta a muovere le azioni di Flaminia che, aiutata dall’amica d’una gioventù ‘buia’, vuole solo farla pagare al ‘bastardo’ che ha ucciso suo figlio. Il dialogo che Flavia instaura col lettore è coinvolgente. Tocca un tema che indigna e commuove allo stesso tempo. Un tema incentrato qui sulla storia di un’unica figura, ma che racconta le storie di tanti altri, come quelle delle madri di Plaza de Mayo, madri di Desaparecidos che non smettono di lottare per la giustizia dei loro figli. 

Noemi Muru (Continua dopo la foto)




Piera Carlomagno – Intrigo ad Ischia

Il 27 giugno abbiamo partecipato alla presentazione del terzo romanzo di Piera Carlomagno “Intrigo a Ischia” . Piera Carlomagno è una giornalista professionista che scrive su “Il Mattino” di Napoli, è inoltre presidentessa dell’associazione “Porto delle Nebbie”. La scrittrice ha vissuto a Napoli durante gli studi universitari, ed infatti il  libro è ambientato in una Napoli anacronistica durante gli anni ’80-’90. Il suo romanzo svolge la trama di un giallo ambientato nella bella isola napoletana, in un Grand Hotel “Mikadi”, dove è avvenuto  il delitto della matriarca Nina Scotto De Falco e poi quello di un personaggio che, in dialetto, è definito femminniello.  Nel libro ad occuparsi delle indagini sono il torinese Commissario Baricco e la giornalista Anna Luce Severino. Questi ultimi sono spesso in contrasto poiché la giornalista è sempre un passo avanti nelle indagini. Questo è anche un libro sulle donne, in particolare di quelle che fanno parte della Camorra. Si tratta di un romanzo dalla trama chiara, senza colpi di scena. il libro viaggia in ambienti sociali differenti, i personaggi disegnano luoghi, abitudini, linguaggi diversi tra loro. Alla scrittrice ha colpito sopratutto la cultura dell’ospitalità turistica di Ischia e il vario mondo dei vicoli di Napoli,  la corruzione e la criminalità organizzata.

 Alessandra Bevilacqua 

 

 

Ernesto Galli della Loggia – Il tramonto di una Nazione

«Una nazione al tramonto e? un paese che non riesce piu? a crescere, che si smaglia e si disunisce, e che consuma una frattura con il proprio passato, non riuscendo neppure piu? a immaginare un futuro. Smarrito il filo della sua vicenda novecentesca, l’Italia odierna e? in una condizione siffatta». Ernesto Galli della Loggia, storico ,giornalista e editorialista del Corriere della sera, sin da giovane ha avuto la passione per la scrittura specialmente di tipo storico e giornalistico. Al festival di Caffeina ha presentato uno dei suoi libri denominato” il tramonto di una nazione”. Come si può ben capire dal titolo tratta dell’Italia e la sua crisi economica politica e religiosa.

La società dominata da un malessere generale causato da una giustizia piena di ambiguità dal divario sempre più crescente tra Nord e Sud l’inefficacia del sistema di istruzione. Queste pagine offrono un ritratto dettagliato del declino del nostro paese incapace di essere protagonista del proprio tempo. L’autore infatti afferma

«Sono nato italiano ma mi viene da chiedermi, a volte, se moriro? tale. Nella mia generazione, quella che ha visto la luce durante o a ridosso della guerra, sospetto proprio di non essere il solo che piu? o meno consapevolmente si pone una domanda come questa».

Agli aspiranti scrittori l’autore consiglia di leggere molto per poter ampliare sempre più il linguaggio sempre più contaminato e ridotto dalla tecnologia.

 

Piergiovanni Giorgia

Francesca Barra sbotta: “Mi criticano perché sono donna. Se invece dello smalto guardassero il curriculum…”

 

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