“Non insegnate ai bambini” di Giorgio Gaber nel libro, nelle illustrazioni e nelle parole di Alessandro Ferraro e Antonello Silverini a Caffeina Festival 2017. Cosa ci hanno detto al termine della presentazione


 

Intervista ad Alessandro Ferraro e Antonello Silverini al termine della presentazione del loro libro “Non insegnate ai bambini” (Carthusia Editore) a Caffeina Festival 2017. Acquerelli di vita e ed emozioni quelli che corredano il libro “Non insegnate ai bambini”. Un manufatto pregiato nato dalla collaborazione fra Antonello Silverini, Alessandro Ferraro, Arianna Papini e Gianni De Conno (illustratore) e realizzato in onore della famosa canzone omonima di Gaber. A Caffeina Festival sono stati ospiti Ferraro e Silverini, che hanno lasciato testimonianze dell’originalità e del filantropico obiettivo a capo del progetto. “Forse una grande imprudenza è lasciarli in balia di una falsa coscienza”. Qual è la peggior falsa coscienza dei nostri tempi? Ferraro: “Il senso di colpa. Cioè l’idea che siamo tutti colpevoli per qualcosa che non abbiamo mai commesso. Questa idea influenza tutta la nostra perché ci induce ad inseguire il bisogno costante di redimerci, quando invece nasciamo liberi e dovremmo continuare ad esserlo. Non so da dove nasca questa convinzione.” Silverini: “La falsa coscienza è la falsa sicurezza, la sicumera su concetti nei confronti dei quali si pensa di essere portatori sani e universali nei confronti degli altri. Invece non è così. Un po’ di sana autocritica e di consapevolezza sui nostri limiti sarebbe un po’ utile in questo caso.” Chi sono i veri destinatari di questo libro: i bambini o i genitori? Silverini: “No, non credo che ci sia un destinatario preciso. Di sicuro è per coloro che hanno la curiosità di leggere e confrontarsi con il testo della canzone di Gaber, guardando le immagini nel libro e affrontando un percorso di analisi profonda e poi di crescita culturale. Forse in un secondo momento potrebbe essere sottoposto ai bambini.” Ferraro: “Il libro parla del rapporto con i bambini. Quindi forse entrambe queste categorie potrebbero essere destinatarie, poiché il tema è quello di liberarsi dalla falsa coscienza di dover educare i figli pretendendo che pensino, agiscano e vivano come i genitori o secondo le loro aspettative.” (Continua a leggere dopo la foto)



Qual è stato uno dei momenti più belli e simpatici delle riunioni preliminari alla realizzazione del Libro? Ferraro: “Per me quando abbiamo presentato lo storyboard all’editrice. Abbiamo affidato a Gianni De Conno, l’illustratore, le immagini che avrebbero dovuto rappresentare noi quattro, gli autori. Quando abbiamo consegnato questi dodici fogli c’erano solo segni astratti, in cui l’unica cosa riconoscibile erano i nostri cosgnomi sulle tavole. L’editrice si è messa le mani nei capelli!” Silverini: “C’erano molte idee, molto più chiare rispetto all’inizio che eravamo in tanti. Anche le genesi è stata molto divertente perché il libro nasce in una serata conviviale, molto alcolica, fatta di parole e confronti …molto eroica insomma.” Qual è la cosa che più ha incoraggiato nella realizzazione di un libro illustrato oggi come oggi? Silverini: “Per me un piacere. Non essendo il classico libro illustrato per ragazzi, ma un prodotto un po’ più studiato, non abbiamo nemmeno sentito la pressione di doverci confrontare con l’ennesimo Pinocchio o Alice nel paese delle meraviglie. Il vero motivo per me è stato mettermi in rapporto col testo di un autore che per me è stato estremamente importante.” Ferraro: “Per me il rapporto fra noi ha inciso moltissimo, oltre alla spinta di produrre qualcosa di nuovo. Penso che Gaber, come terreno di incontro, in qualche modo abbia rinsaldato i nostri rapporti e ci abbia dato il movente per realizzare questo libro.” (Continua a leggere dopo le foto)



 

Perché i festival letterari sono ancora attuali e utili in Italia? Ferraro: “Perché ci sono le persone, c’è un pubblico che ha un’esigenza di confrontarsi con gli autori, con gli artisti; c’è un bisogno nella società di rimettersi in contatto con l’arte e la cultura. C’è uno slancio al confronto con la ricerca prodotta dagli artisti, ecco.” Silverini: “Per offrire al pubblico alternative rispetto a quello che oggigiorno appare come il maitre a penser di fondo, trasmesso dalle televisioni e dai programmi che fanno passare come cultura quella propinata (per fare degli esempi) da Cracco o da Canavacciuolo (ride).”

 

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