Lirio Abbate ha presentato il suo ultimo libro “La lista. Il ricatto alla Repubblica di Massimo Carminati” a Caffeina Festival 2017. Al termine di una straordinaria presentazione, l’autore ci ha concesso questa intervista


 

Lirio Abbate, autore del libro “La Lista. Il ricatto alla Repubblica di Massimo Carminati” (Rizzoli) è stato ospite di Caffeina Festival 2017. Il giornalista dell’Espresso, che da anni vive sotto scorta proprio in seguito alle sue inchieste, ha affascinato il pubblico con il racconto di una storia davvero incredibile e che ancora oggi in molti non conoscono. Nel luglio del 1999 Massimo Carminati (oggi noto per ‘Mafia Capitale’) svuotò il caveau di una delle banche più sorvegliate d’Italia. Non rubò denaro, che pure c’era e in enormi quantità, ma una lista di 147 cassette di sicurezza contenenti documenti che gli avrebbero conferito un potere di ricatto su magistrati, avvocati e politici. Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di quella lista e di tutti i nomi delle potenziali vittime. Al termine di una presentazione coinvolgente e affascinante, l’autore si è fermato per concederci questa intervista. Tra poco potrebbe uscire la sentenza del processo “Mafia Capitale”: qual è la sua speranza a riguardo? “Mi auguro che prevalga la giustizia. Ritengo che l’informazione abbia ricoperto un ruolo importante: quello di raccontare agli italiani e ai romani quello che di evidente queste persone hanno fatto a Roma. Sono storie che non puoi più cancellare o che una sentenza per assoluzione di condanna non può far sparire. Le minaccie, le intimidazioni, la corruzione e i sistemi mafiosi sono li, impresse nelle terre di Roma”. (Continua a leggere dopo la foto)



Come sta reagendo il pubblico al suo libro? “Bene, sta avendo un discreto successo. È una storia che non era ben conosciuta, neanche dagli abitanti di Roma”. Da quando ha deciso di denunciare le atrocità commesse da questi criminali, in cosa e quanto è cambiata la sua vita? “Sotto alcuni aspetti no, ho iniziato a raccontare queste storie in Sicilia. Mi occupavo di fatti riguardanti la mafia locale, poi a Roma mi sono occupato di Carminati e da li mi sono concentrato sul furto al caveau. Sono storie che vanno raccontate e documentate, mi piace che la gente sappia la verità”. (Continua a leggere dopo le foto)



 

Che cose ne pensa dell’attenzione, forse eccessiva, che i media rivolgono ai criminali mafiosi? “Che le persone sono troppo attratte dal negativo, dal nero. Purtroppo ogni personaggio negativo riesce a catturare l’attenzione del pubblico”. Ha mai avuto paura? “No, assolutamente no. Anche perché so che ci sono i lettori a sostenermi costantemente”.

Testo e intervista di Giulia Benedetti.

 

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