Giuseppe Culicchia a Caffeina Festival tra la lettura di Moby Dick e la presentazione del suo “Essere Nanni Moretti”. L’autore ci ha concesso questa intervista. Cosa ha detto


 

In questa settima serata di Caffeina festival 2017, lo scrittore Giuseppe Culicchia ci ha fatto salpare da piazza San Carluccio sulla nave del famoso capitano Achab portandoci a caccia della balena bianca in una coinvolgente lettura di Moby Dick dell’autore statunitense Herman Melville. Il pubblico ha assistito in religioso silenzio alla lettura, condita anche con delle musiche di sottofondo. Dopo questo viaggio letterario abbiamo incontrato l’autore (che in un’altra serata del festival presenterà il suo ultimo libro “Essere Nanni Moretti”) per alcune domande a cui ha risposto con molta disponibilità. Da dove nasce l’idea di questa lettura di Moby Dick? “Per me è un romanzo fondamentale, è uno dei libri più straordinari della storia della letteratura mondiale e purtroppo è un libro che viene molto citato ma poco letto, forse  a causa dell’argomento, oggettivamente far leggere ad un adolescente un libro che ha a che fare con la caccia alla balena non è facile. Nel mio caso, me lo regalarono quando avevo 14 anni e non l’ho mai aperto prima dei 30, rimanendo da allora affascinato da questa ossessione del Capitano Achab a tal punto di esserne stato influenzato in quanto uomo, non come scrittore”. (Continua a leggere dopo la foto)




Secondo lei fino a che punto bisogna inseguire il proprio Moby Dick? “Bisogna inseguirlo fino alla fine come fa Achab”. Non è la prima volta che viene in questo festival, qual è il legame che ha con Caffeina? “Ero stato invitato alla prima edizione di Caffeina, quando era un festival che durava un paio di giorni con una massima di quattro o cinque eventi. E ogni volta che torno lo trovo sempre più bello e grande. E questo progetto di farlo diventare un evento che dura tutto l’anno tramite il teatro e la libreria è un’idea fantastica che bisogna portare avanti”. Culicchia poi presenterà il suo ultimo libro “Essere Nanni Moretti” (Mondadori). Bruno Bruni è uno scrittore di nicchia. Ha esordito come poeta, poi – su consiglio del suo agente – si è dedicato alla narrativa, senza mai sfondare. Ma non si dà per vinto, e, mentre per vivere traduce opere di fantascienza cyber-punk, cerca di scrivere il Grande Romanzo Italiano, quello che farà scattare l’agognato passaparola e correrà allo Strega, quello che tutti – editori, critici e lettori – stanno aspettando. Ma più ci prova più si allontana dalla meta e si deprime davanti al foglio bianco. La sola consolazione nella vita di Bruno è Selvaggia: una ragazza d’oro, che fa la pole dancer in un locale notturno, che è libera e schietta quanto il suo nome. E che continua ad amarlo e a credere in lui ostinatamente. Fino a quando viene licenziata e la situazione si fa ancora più preoccupante. (Continua a leggere dopo le foto)





 

È qui che Bruno si lascia andare e si fa crescere la barba. Gli basta una giornata per rendersi conto che al supermercato, per strada, al ristorante, in palestra, tutti lo scambiano per Nanni Moretti. Sarà Selvaggia a convincerlo a sfruttare le doti da imitatore che ha fin da bambino, a studiare la biografia e l’eloquio del regista e a trasformarsi in un suo clone. Spacciandosi per Moretti e la sua assistente, i due cominciano a girare l’Italia approfittando dell’ospitalità generosamente offerta da sindaci e organizzatori di festival, che non vedono l’ora di far assaggiare loro i piatti tipici del territorio, intrattenerli con gli avvincenti racconti della storia locale e proporsi per una particina nel nuovo film del maestro. Bruno inizia a sentirsi sempre più a suo agio nei panni di Nanni Moretti, ed è sull’orlo di una crisi identitaria che rischia di compromettere i suoi grandi progetti narrativi, quando alla coppia si presenta un’occasione irrinunciabile: un invito alla Mostra del Cinema di Venezia. Essere Nanni Moretti è una lucida ed esilarante satira dei vizi e delle distorsioni dell’industria culturale italiana di questi anni. È una riflessione lieve ma penetrante sull’identità, le aspirazioni, l’ammirazione, l’invidia e l’accettazione di sé. E, infine, è il racconto della vicenda di due irresistibili sconfitti, un po’ imbroglioni un po’ sognatori, di cui è impossibile non innamorarsi.

Testo e intervista di Celine Pernechele. 

 

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