“Maria accanto” è il libro con cui Matteo B. Bianchi è stato ospite a Caffeina Festival 2017 in un esilarante show con Geppi Cucciari. Prima di andare in scena l’autore ci ha concesso questa bellissima intervista


 

Intervista a Matteo B. Bianchi, ospite di Caffeina Festival 2017 con il suo libro “Maria accanto” (Fandango libri) in un esilarante spettacolo con Geppi Cucciari. Due ragazze o forse solo una. L’altra è discesa dal cielo direttamente per Matteo B. Bianchi. Betty e “Maria” costruiscono un rapporto fatto di consigli fra confidenti e di un patto segreto che non si potrà svelare ad altre coetanee. Una Madonna troppo umana, con jeans e fare sbarazzino, “appare” nel libro edito da Fandango. Quella dell’autore è una scrittura portata avanti con la delicatezza e il rispetto dovuto a chi crede e a chi no, ma su un confine labile dal percorso accidentato. Ieri abbiamo incontrato, fra un Cosmopolitan e una risata, Matteo B. Bianchi, che ci ha svelato tanto di sé e del suo libro. Questo libro nasce dall’esigenza di “umanizzare” e rendere più vicino un mondo che di solito sentiamo troppo lontano? “Non so se c’è proprio questo bisogno, ma sicuramente avevo la curiosità di guardare la Madonna in una chiave totalmente terrena. L’idea che questa Figura potesse apparire ad una ragazzina di oggi, chiedendole solo di osservare la sua vita nella sua semplicità e di mantenere il segreto – perché la Sua è una visita privata – mi piaceva molto. Il fatto che la Madonna si spogliasse di quest’aura di santità e che vivesse un rapporto a due del tutto normale, fatto di confidenze e di consuetudini che si realizzano ogni giorno fa due ragazze comuni, mi ha spronato, eliminando qualsiasi implicazione spirituale per dare spazio solo all’umanità. Io sfioro molti argomenti profondi e complessi nel libro, ma senza mai addentrarmi; Maria conosce tutto del mondo e dei cuori degli essere umani, ma non ne comprende le cose effimere, le chat, gli scambi veloci, il modo di vestire, che cinquant’anni fa era diverso, ancora dopo era diverso, oggi si è ancora evoluto. Quindi ho voluto che la Madonna, in terra, facesse una sorta di “tagliando sull’effimero”.Hai fatto degli studi approfonditi sulla vita di Maria o la tua è stata una mera ricostruzione fantasiosa? “A prescindere dal credo di ciascuno di noi, gli Italiani sono profondamente immersi nella cultura cattolica, vista anche la presenza del Vaticano. Anche chi non è cristiano, ha una conoscenza molto forte della vita della Chiesa e dei suoi protagonisti. Mi piaceva giocare su questo fattore, cioè sulla devozione popolare; mi divertiva l’immagine delle statuette e degli altarini che le nostre nonne tengono nei salotti e nelle cucine, è sì un aspetto folkloristico, ma è anche segno di un rapporto personale (molto nonne addirittura parlavano con le statue).Io l’ho voluto trasferire dalla statuetta all’apparizione in carne ed ossa”. (Continua a leggere dopo la foto) 




Se dovesse apparire a lei la Madonna, cosa succederebbe invece? “Dopo il libro sarebbe interessante, perché avrebbe piuttosto Lei da dire cose a me (ride). Ma Le porgerei le stesse domande di Betty”. Ci sono state molteplici riproduzioni, anche cinematografiche e televisive, di Gesù. Perché lei ha scelto la Madonna? “Sulla figura di Gesù sono state fatte diverse operazioni, non ultima la pubblicazione di un libro di qualche anno fa che si intitolava ‘A come ritorno’, incentrato sul ritorno in terra di Gesù che – per diffondere la Parola – partecipava ad un talent. Ma potrei citare tante altre visioni molto libere che hanno ispirato libri, film, pubblicità. Su Maria questo effetto c’è stato un po’ meno. Io mi sono dedicato ad immaginare la possibilità di un’amicizia fra l’ultraterreno e l’umano, considerando anche che una figura femminile si presta molto di più alla possibilità di un rapporto dolce, fatto di scambio di messaggi, di segreti, di consigli sull’abbigliamento; laddove il rapporto fra due amici maschi è piuttosto rude, a volte fatto di competizione, di parole brusche, di battute esagerate. Poi la Madonna è stata una figura storica, poi ascesa al cielo, quindi Le ho fatto fare un viaggio al contrario”. E lei è credente o c’è qualcosa o qualcuno in cui crede, a cui affida speranze e desideri? “Io sono la persona meno spirituale che conosca. Non entro molto facilmente in contatto catartico con gli elementi della natura, devo avere la città intorno. Riconosco più affinità con uno schermo piatto che con un tramonto, ho bisogno di velocità, degli scatti, della rete. Ho voluto trasferire quindi quello in cui mi rispecchio nel libro”. Quando ha iniziato a scrivere il libro, ha pensato a quelle che sarebbero state le opinioni del pubblico? (Continua a leggere dopo la foto)




 

“Io sono stato molto attento a mantenermi all’interno di limiti che mi consentissero di non offendere nessuno. Addirittura ho tolto delle battute, dei riferimenti espliciti, perché non era mia intenzione scrivere un libro scandaloso. Mi hanno divertito, ma anche soddisfatto, i commenti di qualcuno che mi ha scritto: ‘Io l’ho letto da credente con titubanza all’inizio, ma devo dire che …’, quindi molti si sono sorpresi del pudore usato nella scrittura”. Ci sono stati messaggi più simpatici di altri che le sono arrivati dopo la lettura del libro? “C’è stata una mia amica che mi ha detto di averlo letto e poi di averlo passato a sua nonna di 85 anni (ride), poi un altro che mi ha scritto: ‘L’ho letto. Ho pianto tre volte… sarà perché avevo la febbre!’. Mi hanno fatto sorridere moltissimo. Eppure io riconosco che sia un libro strano, rispetto a me e a quello che ho detto prima, ma anche un libro strano in sé. Molti editori si sono guardati bene da accettarlo subito, perché è obiettivamente un titolo che si espone e che mi espone molto. Una editor mi ha detto: ‘Il tuo libro non somiglia a nulla’. Io l’ho preso come un complimento, ma ho capito a cosa si riferiva: parla di una figura religiosa, ma non è un libro religioso; tratta di un fatto divertente, ma è anche a tratti tragico… Quindi il pericolo proveniva dal fatto che fosse così poco catalogabile”. Come descriverebbe il suo rapporto con Geppi Cucciari? (Continua a leggere dopo la foto)


Io e Geppi siamo amici da moltissimi anni. Abbiamo collaborato in alcune puntate di ‘Victor Victoria’ e, anche se nel nostro mondo fatto di volti noti creare rapporti autentici è difficile, fra noi è scattata subito una sintonia. Abbiamo un rapporto molto spiritoso, fatto di insulti amorevoli e di messaggi stravaganti, ma molto intenso e vero. Quando due persone in questo ambito artistico si incontrano e riescono ad andare oltre un legame puramente professionale, avviene un piccolo miracolo”. Un motivo positivo per partecipare a Caffeina e in generale ad un festival letterario? “Prima di tutto entrare in contatto con il pubblico è una cosa meravigliosa. In secondo luogo, poiché il lavoro dello scrittore è molto solitario ed è fatto di mesi al computer, ritrovare e fare riunioni con altri scrittori con cui confrontarsi e con cui lamentarsi delle piccole cose legate a questo tipo di professione, che possano capire il tipo di impegno profuso, è una grande fortuna ed è un grande piacere”.

Testo e intervista di Miryam Procacci.

 

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