Claudio Pellizzeni e la sua incredibile storia di mille giorni da conquistatore di felicità. Con il suo libro “L’orizzonte un po’ più in là” è stato ospite di Caffeina Festival. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato


 

Intervista a Claudio Pellizzeni, autore di “L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là” e ospite di Caffeina Festival 2017. Uno scontro fra titani c’è stato nella vita di Claudio. Un posto a sedere dietro una scrivania in giacca e cravatta o il Mondo, ogni giorno, da guardare da una prospettiva diversa. Pellizzeni è venuto a trovarci ieri a Caffeina per raccontarci i suoi mille giorni da conquistatore… di felicità. Ha raggiunto l’Australia, partendo da Piacenza, senza aerei e senza facilitazioni, per sfidare se stesso e chi è abituato a dire “non ce la faccio”. Qual è la cosa che più costa del cambiare vita, a parte l’ovvio? “Lasciare la famiglia, gli amici, le persone a cui sono più legato. Ciò che mi è costato di più è stato mancare tre volte Natale a casa, perdere i matrimoni dei miei amici di liceo, non aver visto nascere i loro figli. Questo è stato di sicuro lo scotto più grande da pagare dell’avventura che ho scelto di intraprendere”. Quale dimensione del tempo hai ritrovato, visto che a Milano tutti vivono di fretta e spesso l’unico obiettivo è produrre? “Ho recuperato il tempo da dedicare all’alba, al tramonto, alle stagioni, alla natura. Mi rendo conto del numero, ma non faccio più caso a giorni feriali e giorni festivi. Non guardo più l’orologio, ma il tragitto del sole. Tranne in Islanda, quando sono stato fregato dal sole che c’era tutto il giorno e anche la notte (ride). Quindi mi sono riappropriato del tempo per me stesso”. Qual è stato l’incontro che ti ha segnato di più e che hai portato dentro per il resto del viaggio? “Non ho dubbi. L’incontro con i ragazzini dell’orfanotrofio in Nepal, perché il nostro scambio è stato “amore puro”; loro mi hanno dato tanto e io pure ho dato loro, incondizionatamente, senza aspettarci nulla gli uni dall’altro e viceversa”. (Continua a leggere dopo la foto) 







Qual è stata la persona che hai dovuto lasciare prima del viaggio a cui hai pensato più spesso in questi mille giorni? “Mio fratello. Noi abbiamo fatto una sorta di “sliding doors”; lui ha fatto la vita del viaggiatore per moltissimo tempo e ora è diventato manager di un ristorante; al contrario, io ero bancario e ora ho scelto questa vita, sono diventato un personaggio popolare e stimato. Lui per scherzare mi dice spesso: ‘Io ho fatto questa vita per vent’anni e tutti mi davano dello scemo, adesso tu hai conquistato la gente!’ (ride). Ho pensato quasi sempre a mio fratello perché avrei voluto che anche lui facesse questa esperienza meravigliosa”. Saresti mai partito insieme a qualcun altro? “No, anche se mi è stato chiesto. C’era stato un riavvicinamento con la ragazza con cui stavo ed entrambi volevamo viaggiare. La mia risposta è stata negativa non per egoismo, ma perché questo era un percorso che facevo per ritrovare me, tornare all’origine dei miei pensieri, conoscermi meglio, capire cosa desideravo davvero. In due sarebbe stato molto più limitante, probabilmente avrei anche perso di vista l’obiettivo principale”. (Continua a leggere dopo la foto)




 

A parte la previsione di tornare in Nepal per ritrovare i ragazzi dell’orfanotrofio, hai in progetto altri viaggi simili a quello che hai già intrapreso? “No, non farò più viaggi così lunghi perché – come dicevo – ho sofferto il peso delle assenze, moltissimo. Ma non mi fermo di certo. Non è nella mia natura. Il vengo dalla Pianura padana, dove aprile e ottobre sono i mesi peggiori, per cui di sicuro non ci sarò e approfitterò per viaggiare ancora. Ma Natale senza casa mai più”. Scriveresti un altro libro, magari esplorando un nuovo genere letterario? “Questo libro l’ho autoprodotto, poi i diritti sono stati da poco acquistati da un editore “Sperling & Kupfer” quindi da settembre verrà nuovamente stampato; la stessa casa editrice ha acquistato i diritti del prossimo libro – notizia che annuncerò proprio domani su Facebook – sempre del genere narrativa viaggi. La trama in questo caso sarà inventata, ma alla base ispirata da personaggi ed esperienze che ho realmente vissuto”. Qual è il blog che segui di più? “‘Coast_to_costans’ per il loro talento, per la competenza e per la passione. Io avevo solo l’ultimo di questi tre elementi importanti, oltre ad una grande capacità di fare video e montarli con destrezza. Ma loro, i fiorentini veraci, hanno quella spinta in più che mi dà sempre nuove sollecitazioni”. (Continua a leggere dopo la foto) 


Qual è la cosa più strana che hai mangiato durante il tuo viaggio? “La cosa più strana è stata una zuppa thailandese, il tom yum, a base di latte di cocco, peperoncino, lemongrass; la più buona – che ho mangiato senza sapere cosa fosse – è stata la carne di cane”. In un tempo di vlog, vlogger e comunicazione essenzialmente fondata sui social, che speranza hanno i festival letterari? “Secondo me grande, anche sé questa convinzione si rinsalderà col tempo. È come per la musica: internet ha dato la possibilità di scoprire gruppi musicali che, secondo alcune case discografiche, non sarebbero mai emersi. Molte case editrici oggi fanno lo stesso; tantissimi mi hanno dato del pazzo per essermi autopubblicato, ma è stato il modo per arrivare a certe condizioni, anche se sono stato aiutato dal blog ma credo che le due cose possano andare benissimo di pari passo. Un altro esempio che mi viene in mente è Francesco Grandis, che si è autoprodotto e ha venduto 10.000 copie; dopo le case editrici gli hanno fatto la corte. Sembra che molti editori oggi facciano più scouting nelle classiche di Amazon che andare a leggere realmente i manoscritti. I blog sono quindi importanti come trampolino di lancio, ma allo stesso modo i festival letterari sono vetrine che consentono soprattutto a chi autoproduce i suoi lavori di ampliare il proprio pubblico e di farsi individuare dalle case editrici. Quindi trovo indispensabile il ruolo dei festival letterari”.

Testo e intervista di Miryam Procacci.

 

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