Massimiliano Capo ospite di Caffeina Festival 2017 con il suo libro “Mi manchi. Maldestro tentativo di fermare il tempo”. Al termine della presentazione ha rilasciato questa intervista. Cosa ci ha detto


 

Massimiliano Capo è a Caffeina Festival 2017 per presentare il suo primo libro. È intitolato “Mi manchi. Maldestro tentativo di fermare il tempo” (Cultura e Dintorni Edizioni) ed è incentrato sul tema del ricordo a partire dalle foto di famiglia – memoria volontaria e involontaria insieme, per dirla con Proust. Massimiliano è una di quelle persone il cui entusiasmo per ciò di cui si occupano diventa contagioso e che ti mettono a tuo agio fin da subito; darci del tu appare immediatamente l’opzione più naturale. La conversazione con lui sarà molto interessante. Nella tua scrittura c’è molta visualità. Qual è il suo rapporto con le immagini? “Devo premettere che questo progetto mi era stato proposto dall’editore come un progetto fotografico, al quale ho controproposto un percorso a metà fra testo e foto, dal momento che nella mia testa le foto hanno senso solo se contestualizzate e, in qualche maniera, “testualizzate”. Pertanto, mi è piaciuta l’idea di un libro che avesse la capacità di raccontare per immagini con il supporto delle immagini stesse; d’altra parte, anche l’aver scelto l’album di famiglia è figlio di quest’idea. Non c’è una dimensione dell’estetica della foto in senso stretto, ossia non ci sono belle foto in assoluto, ci sono foto belle per me”. (Continua a leggere dopo la foto)



Nel suo libro si parla anche di musica. Che tipo di musica le piace, in particolare? Mi è venuto in mente come Luigi Ghirri spiegasse nelle sue lezioni che la sua fonte di ispirazione era Bob Dylan è non un altro fotografo o un artista visuale come ci saremmo aspettati. “Io amo molto Luigi e la sua estetica della sottrazione fotografica: nelle sue foto ci sono poche cose, ma sono quelle che ci devono stare. Ricordo ad esempio il suo scatto di Berlinguer preso di spalle, piccolissimo su un palco enorme, con una folla smisurata davanti a sè che dava il senso della sua grande popolarità. Il suo carisma, infatti, trascendeva il discorso puramente fisico – quella foto è meravigliosa per la capacità che ha di raccontare quel momento, non credo ce ne siano altre simili di Berlinguer. Per quanto riguarda la musica, invece, spazio da sempre fra il punk e la musica americana della West Coast, dai Clash, quindi, a cantautori come Jackson Browne – trovo che “Late for the sky” sia un capolavoro assoluto, perfetto il suo connubio con un altro capolavoro quale è ‘Taxi Driver'”. (Continua a leggere dopo le foto)



 

Cosa pensa di questa sua nuova esperienza? Dobbiamo aspettarci qualcos’altro in futuro? “Il mio sogno sarebbe trasformare tutto questo in una graphic novel; d’altra parte, questo libro è concepito a partire da sei pagine disegnate. Personalmente, mi piacerebbe che questo esercizio del ricordo diventasse qualcosa di aperto sul web, uno spazio dove anche altre persone possano condividere i loro ricordi. Ho un rapporto di lunga data con il fumetto, passione questa trasmessami da mio padre. La mia rivista di riferimento è Linus, della quale conservo ancora tutti i numeri dal primo ad oggi. Leggo anche Dylan Dog e Manga in senso proprio, sono stati proprio questi ultimi la fonte di ispirazione per me principale, assieme al Frigidaire, e considero il libro dei ricordi di Filippo Scozzari che è stato rieditato adesso da Fandango “Prima pagare poi ricordare” uno dei testi fondamentali della letteratura italiana. Parla di un gruppo di disegnatori di fumetti che si ritrovano nella Bologna della seconda metà degli anni 70 e che cambiano radicalmente la storia della cultura italiana da una posizione del tutto underground, venendo a creare quello che è il sostrato della nostra cultura attuale. Lo consiglio a tutti”.

Testo e intervista di Flavia Stefani.

 

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