Caterina Soffici a Caffeina 2017 con il suo ultimo libro “Nessuno può fermarmi”. Al termine della presentazione, l’autrice ci ha concesso questa intervista. Le sue parole…


 

Caterina Soffici è stata ospite di Caffeina Festival 2017 per presentare il suo ultimo libro “Nessuno può fermarmi”, edito da Feltrinelli. Le storie degli immigrati di Little Italy, una “piccola Italia” ben poco americana, come il nome vagamente suggerisce, bensì tutta inglese. Al termine della sua presentazione, l’autrice ci ha concesso questa intervista. Secondo Lei, nella nostra società contemporanea, quanto desiderio reale c’è di apertura all’alterità? “Secondo me sì, molto più della retorica che viene raccontata, ovvero la visione secondo cui questa è “l’epoca dei muri”. Forse è stato così per un periodo brevissimo, c’è stato un momento in cui (2-3 anni fa) si è verificata una chiusura, la paura dello straniero ecc. Però secondo me questa tendenza è già cambiata, io lo vedo anche in Inghilterra, la Brexit è stata venduta come la paura dello straniero, ma in verità l’orientamento è già oltre, già si torna a voler costruire ponti perché la storia ci insegna quanto sia pericoloso innalzare muri. Quindi, anche se la tendenza “populista” è quella di dire “lo straniero è pericoloso ecc.”, poi la razionalità umana e il sentimento sono già oltre. Ad esempio in Inghilterra i giovani non vogliono la Brexit: pensa a cosa è successo l’altro giorno a Glastonbury, Geremy Corbyn è andato sul palco e ha detto “Vogliamo costruire ponti, non muri” e c’è stata un’ovazione di 50000 giovani. I giovani non vogliono le barriere, esse sono frutto della paura imposta da altre cose, si confonde la paura economica ecc. con l’altro, che non c’entra nulla”. (Continua a leggere dopo la foto)



In questo periodo della sua vita, sente di avere un approccio più giornalistico o più narrativo? “Io ho sempre avuto la passione di raccontare storie, un giornalista racconta delle storie, tutto sta a vedere come lo fai. Una cosa non esclude l’altra (ad esempio all’estero le due figure sono molto più intercambiabili rispetto all’Italia), ma io questo periodo della mia vita mi sento ‘più narratrice’ (senza ovviamente rinnegare il fatto che nel passato sono stata “più giornalista”). Infatti sto già pensando a un altro romanzo”. (Continua a leggere dopo le foto)



 

Il motivo principale per cui ha accettato l’invito di venire a Caffeina? “Perché lo trovo un festival vitale, allegro, mi piace il contatto con la gente, il pubblico era attentissimo, a me piace parlare con le persone. È un festival pieno di vita, i libri hanno bisogno di vita, noi autori abbiamo bisogno di vita e quindi veniamo volentieri”. 

Testo e intervista di Marta Paris.

 

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