Flavia Perina a Caffeina 2017 con “Le lupe”. Al termine della presentazione del suo ultimo libro, l’autrice ci ha concesso questa intervista. Cosa ci ha detto…


 

Flavia Perina è stata ospite di Caffeina Festival 2017 per presentare il suo ultimo libro “Le lupe”, pubblicato da Baldini & Castoldi. Federico Aldovrandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva: ispirato alle loro vicende, “Le lupe” racconta il lato privato di una tragedia pubblica. Al termine della presentazione Flavia Perina ci ha concesso questa intervista. Nel libro c’è questo dissidio tra la dimensione istintiva, atavica, e quella borghese della protagonista. Che ruolo gioca il destino in questo conflitto? “È il fato che scatena questo conflitto, rappresentato dall’orribile disgrazia che accade a questa donna: la perdita del figlio che riapre un conflitto accantonato ma evidentemente non risolto. Un conflitto con la sua essenza profonda, di ragazza – lei era stata una ragazza ribelle, borderline per molti versi, con una vita piuttosto disordinata –, che poi, invece, si era trasformata deliberatamente in una donna borghese mettendo a freno i suoi sentimenti, i suoi istinti, il suo disordine interiore, per una precisa scelta, perché aveva pensato di fare un patto con la vita: “io divengo una persona più tranquilla e in cambio vivrò tranquilla”. Nel momento in cui questo schema si rompe, riemerge la sua natura originaria, quello che lei era da ragazza. Uno dei passaggi-chiave del libro è, secondo me, quello in cui lei dice “io devo ricordarmi com’ero da ragazza perché adesso a mio figlio, che è morto, una madre che fa l’albero di Natale, che cucina la cena ecc. non gli serve più”. (Continua a leggere dopo la foto)



Quindi questo fatto così terribile è al tempo stesso funzionale perché quantomeno le permette di rientrare in comunicazione con questa dimensione perduta di se stessa. “Vero, è il detonatore”. Vorrei chiederle un breve parere sulla narrativa italiana contemporanea. “Io non leggo tantissima narrativa italiana contemporanea, in generale penso che ci sia una parte che segue una sorta di istinto pedagogico, diretto verso il racconto con una morale, in qualche modo edificante, e a me questo tipo di letteratura non piace. Per altri versi c’è invece chi sceglie la chiave della provocazione, che spesso io trovo un po’ fine a se stessa (il caso estremo, l’effetto che colpisce allo stomaco oltraggiando i sentimenti comuni per suscitare delle emozioni). A me piace la letteratura “di racconto”, che ti fa ‘cascare dentro un film’ in un certo senso, e questa chiave non la trovo tanto nella letteratura italiana, l’ho trovata molto di più in quella americana”. (Continua a leggere dopo le foto)



 

Qual è il motivo principale per cui ha accettato l’invito di venire a Caffeina? “Il motivo principale è perché sono amica di Filippo Rossi da tantissimo tempo. Abbiamo lavorato insieme nel giornale che io ho diretto. Filippo Rossi era il responsabile delle pagine culturali, e abbiamo in qualche modo inventato tantissime cose che hanno fatto notizia, che hanno dato nuove tracce di indagine culturale, e siamo stati in quell’esperienza due caratteri abbastanza complementari: Filippo è vulcanico, mentre io “lo contenevo” entro forme più rigorose, quindi un rapporto affettivo (oltre che professionale) con Filippo al quale tento molto”.  

Testo e intervista di Marta Paris.

 

Ti potrebbe interessare anche: Max Paiella a Caffeina Festival 2017. Un trionfo di imitazioni e sane risate. Al termine del suo evento si è fermato per concederci questa intervista. Le sue parole