Paola Calvetti a Caffeina 2017 con il suo libro “Gli innocenti”. Al termine della presentazione ci ha concesso questa intervista. Cosa ha detto l’autrice


 

Paola Calvetti è stata ospite di Caffeina Festival 2017 per presentare il suo ultimo libro “Gli innocenti”, edito da Mondadori. Al termine dell’incontro si è fermata per concederci questa intervista. Lei ha dedicato tutta la vita alla danza, alla musica, alla lirica. Si è laureata al DAMS a Bologna, è stata capo ufficio stampa del teatro La Scala a Milano, ha curato la pubblicazione del Libro di Riccardo Muti e non solo… Com’è nata la passione per la musica? Un retaggio familiare? “No, no. Viene assolutamente dal caso. Io mi sono laureata e a Repubblica aprivano “Le pagine milanesi”. Io scrissi una lettera per chiedere come mai non si occupassero mai di balletto e mi arrivò la risposta del Direttore che mi diceva: “Perché non se ne occupa lei?”. È nata così. Anche quando ho collaborato alla trasmissione Mixer è andata così, Menoli mi ha ascoltata e assoldata. Sono stata molto fortunata. Nella nostra generazione c’era più spazio e succedeva di più. Nella vostra – ahimè – un po’ meno”. Lei ha talento oltre ad avere fortuna. Il libro lo testimonia. Questi protagonisti, Jacopo e Dasha, hanno due vite molto travagliate e usano lo strumento musicale, rispettivamente il violino e il violoncello, come panacea di tutti i mali dell’esistenza. Ha vissuto anche lei dei momenti in cui la musica l’ha salvata? (Continua a leggere dopo la foto)



“Si. Ecco questi personaggi si aggrappano al loro strumento. Anche per me, che pure non so leggere la musica né suonare alcuni strumenti e sono sempre stata backstage, l’ascolto ha sempre avuto un valore terapeutico. Parlo di tutta la musica, non solo quella classica, di ciascun genere. Basti pensare che talvolta ad una canzone affidiamo i nostri amori, l’inizio delle nostre storie o ci sono canzoni che accompagnano un momento particolare della nostra vita, destinato a rimanere nella memoria…”. Una domanda curiosa: se dovesse commissionare a qualcuno la colonna sonora della sua vita a quale artista si affiderebbe? “(Ride) Vivo o morto? Comunque se dovessi davvero scegliere, sicuramente direi John Lennon”. La musica è l’unico linguaggio che non si serve di parole, per questo è universale. Secondo lei oggi può essere ancora usata come “strategia” per alimentare la coesione e la comunicazione fra popoli caratterizzati da tradizioni diverse? (Continua a leggere dopo le foto)



 

“Si, basti pensare alla storia di Dasha, che è abbastanza vera. Io ho tratto ispirazione dalla notizia dell’arrivo in Italia di questa ragazza, emigrata, con il suo violoncello. Neanche un mese fa è stata pubblicata la notizia di un ragazzo africano, arrivato sui barconi, morto suonando il suo violino. E anche se quando fanno il G7 parlano spesso di stronzate, poi ha suonato l’orchestra a La Scala. Questo per dire che la musica è usata, anche se non sempre, come strumento di condivisone”. Un buon motivo per venire a Caffeina? “Viterbo è bellissima anche se troppo piena di auto che coprono spesso monumenti meravigliosi e non fanno modo di goderne a pieno. Poi Caffeina è cresciuto tantissimo, ormai il festival è tutto l’anno. Io ho già il mio voucher per il Caffeina Christmas Village!

Testo e intervista di Miryam Procacci.

 

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