Caffeina 2017: gli studenti dell’Alternanza Scuola Lavoro raccontano il festival – 25 giugno


Caffeina Festival 2017 è cultura, musica, libri, teatro e dibattiti ; il tutto in una connessione profonda e costante con Viterbo, la sua società e le sue istituzioni: compresa la scuola. Durante i dieci giorni del Festival complessivamente cinquanta fra ragazzi e ragazze provenienti dai licei Mariano Buratti di Viterbo e “Dalla Chiesa” di Montefiascone svolgono attività di Alternanza Scuola Lavoro, seguendo ogni giorno la programmazione. Ecco cosa hanno visto gli studenti durante la terza giornata del Festival.

“Mai all’altezza” – Veronica Pivetti

Il 25 giugno abbiamo assistito alla presentazione del libro “Mai all’altezza” della formidabile Veronica Pivetti : doppiatrice, attrice e conduttrice italiana. Questo libro si è fatto attendere cinque anni dopo la pubblicazione di “Ho smesso di piangere”, in cui si parla del suo lungo percorso per uscire da una depressione di farmaci.

“Mai all’altezza” inizia con un avvenimento tragico: un incendio devasta l’appartamento della scrittrice, distruggendo tutti i suoi ricordi.  La scrittrice durante l’incendio  riesce solo a salvare i suoi due amabili cani, ai quali è dedicato il libro. La scrittura della Pivetti è sorprendente, non ha peli sulla lingua. L’autrice riesce ad andare nel profondo della sua infanzia tormentata, dove fin da piccola non si sentiva mai all’altezza. Il libro è ricco di spunti di riflessione perché ci fa pensare a quello che abbiamo, a quello che potremmo perdere, a ciò che è superfluo e a quello che è necessario. La voce della scrittrice esce fuori dalla scrittura, infatti lei stessa durante l’intervista ha affermato “ Nella stesura io ho provato un vero godimento fisico”. 

“Mai all’altezza” è un libro completo: arguto, forte e divertente.

Gioia Lattanzi








Enrico Galiano- Eppure Cadiamo Felici

Il 25 giugno presso il “ cortile Holden” alle ore 22:00 il professore Enrico Galiano ha presentato il suo nuovo libro “ Eppure cadiamo felici”. 

Il romanzo narra di una ragazza di 17 anni, Gioia, che ha l’ insolita passione di collezionare parole intraducibili. Ad un certo punto del romanzo, la protagonista s’imbatte in un ragazzo, Lo, che sembra essere l’ unico in grado di comprendere la sua personalità. Lei non si sente più sola e tra i due nasce un amore che l’ autore definisce la trasposizione contemporanea della storia tra Amore e Psiche di Apuleio. Per illustrare gli eventi del romanzo, Galiano attinge da momenti della sua vita privata : infatti racconta che il romanzo prende vita nel 2013 in seguito ad una delusione d’ amore subita da lui stesso, il quale capisce di voler scrivere una storia d’ amore in cui fino alla fine non è chiara l’ identità di uno dei due innamorati. Gioia è una ragazza fuori dagli schemi e nel sottolineare la sua autenticità, l’autore ci mostra come ovviare all’omologazione giovanile. Riguardo a ciò, un ruolo fondamentale è svolto dai genitori che, secondo l’ autore, non devono comportarsi da spazzaneve, spianando la strada ai figli. Al contrario devono trasformare le loro stranezze in punti di forza in quanto secondo la protagonista  la bellezza risiede nelle cose che cadono “ Ween ein uckliches fallt “ ovvero nella spontaneità / particolarità delle persone.

 

Elena Terazzi

Giada Sundas – Le mamme ribelli non hanno paura

Le mamma ribelli non hanno paura è un diario all’interno del quale l’autrice,Giada Sundas,racconta la sua esperienza con la maternità,apparentemente differente dallo stereotipo di periodo felice e spensierato che la donna vive per nove mesi e poi per tutta la vita.Giada si trova infatti a scontrarsi con emozioni forti e differenti,che la travolgono fin dal primo instante in cui il pensiero di essere madre si materializza davanti ai suoi occhi in quelle due strisce blu che le dimostrano che sta per mettere al mondo una nuova vita e che dovrà esserne all’altezza.

È proprio in questo che Giada è diversa,ha paura,non si sente adeguata,non riesce a ritrovare se stessa nell’idea di mamma perfetta che tanto vorrebbe essere.Il titolo del libro,come anche l’autrice sostiene nell’intervista,è la perfetta sintesi di quanto Giada ha provato e vuole trasmettere:le mamme ribelli,quelle non pronte,quelle spaventate,quelle che non sono sicure di aver fatto la scelta giusta e che si sentono diverse e non capite non sono sole.Proprio come Giada,tante donne possono sentirsi spaesate di fronte al compito più arduo che una donna possa avere,e questo non significa essere sbagliate,ma semplicemente avere un modo differente di approcciarsi a quella che sarà poi indubbiamente una delle esperienze migliori e più significative nella vita di una donna.

Giada ha fin da piccola dimostrato l’amore e la passione per la scrittura,tanto che le erano concesse delle ore in più per poter scrivere i suoi temi e dar sfogo alla fantasia riportando nero su bianco tutte le idee che volteggiavano nella sua mente.Ora preferisce invece scrivere di notte,sul suo smartphone,mentre aggrappata al suo petto c’è quell’esserino che l’ha ispirata tanto da convincerla a credere nelle sue capacità e a pubblicare un libro.Quello che l’autrice spera è che la sua bambina possa apprendere la passione per la scrittura e la lettura guardando la sua mamma con un libro o una penna in mano,avvicinandosi così a quel mondo che Giada spera possa diventare il suo futuro.Il rapporto che ora ha con sua figlia la rende fiera del lavoro che ha fatto,come madre e come donna,e che spera con il tempo possa evolversi e migliorare in uno scambio reciproco in cui Giada e Mya possano crescere insieme,come donne,come figlie,come madri.

Mancino Martina

Wulf Dorn  “Gli eredi”

Wulf Dorn ha lavorato per molti anni come logopedista in una clinica psichiatrica. Grande è l’interesse nei confronti dei fenomeni psichici che in seguito va a riflettere nei suoi romanzi. Quando aveva circa dodici anni ha scritto il suo primo racconto e diciotto anni dopo è uscito il suo primo romanzo.

Il suo ultimo thriller “Gli eredi” è un romanzo di invenzione che attinge alla cronaca contenendo temi mondiali. Grazie all’uso di questo genere thriller, è stato in grado di generare la tensione tale che poi va a provocare una maggior attenzione nei confronti delle cose che si trovano scritte e dunque si genera un meccanismo interessante. Robert Winter, psicologo, deve risolvere il caso più difficile di tutta la sua carriera. Un giorno riceve una chiamata dalla polizia per tentare di risolvere un caso che riguarda una donna. Questa donna è completamente sotto shock e sembra e avere una paura terribile e la storia che lei stessa racconterà a Robert Winter sarà incredibile. Robert Winter deve tentare di capire qual è la verità della storia raccontata dalla donna. Sarà forse la storia di una donna che ha perso la testa? Oppure in questa storia c’è qualcosa di vero? Se quanto raccontato fosse vero, sarebbe la cosa peggiore che qualunque pazzo potesse raccontare.

Vivendo in un’epoca di terrore, di guerre, di catastrofi naturali e d’inquinamento, l’autore ha sentito il bisogno di adottare questo genere thriller per affrontare i temi con una realtà differente. Wulf Dorn spiega che vivendo attualmente all’interno di un clima pieno di negatività, se questo è il presente, come sarà il futuro? Proprio da questa domanda ha iniziato a parlare dei bambini visti come gli “eredi” del futuro. «Il presente appartiene a noi, il futuro ai nostri figli» Il consiglio che lo scrittore vuole trasmettere agli aspiranti scrittori è che se si vuole fare una cosa deve piacere veramente perché, come tutte le cose della nostra vita, riescono bene solo se una persona ci crede davvero. «Non lasciarti mai abbattere da qualcuno che ti dice che non ce la farai mai! Devi credere nelle tue forze e continuare a provare».

 Crocicchia Giulia

 

 

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