Jobs Act, ecco cosa cambierà per le donne


Il Jobs Act sta per essere approvato e si discutono i punti riguardanti il lavoro femminile, il quale si trova in uno stato drammatico. In Italia l’occupazione media femminile è al 46,6% in confronto al 58,8% della media dell’UE. Per questo una parte della delega è dedicata alla “conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”.

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Uno dei primi punti toccati del comma 8 è la piena universalizzazione delle tutele, in modo che l’indennità di maternità sia davvero garantita a tutte le categorie di donne lavoratrici. Inoltre verrà applicata l’estensione del principio dell’automaticità, per cui l’Inps dovrà comunque pagare la prestazione alle lavoratrici parasubordinate, anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia versato i contributi.

Si vuole introdurre una tax credit, ovvero un credito d’imposta per le donne con figli disabili o minori non autosufficienti che si trovino al di sotto di una certa soglia di reddito totale complessivo. E quindi si tende a una razionalizzazione del sistema degli incentivi. 

Aumentare la misura della flessibilità lavorativa. Se le tante donne che rinunciano al posto di lavoro dopo l’arrivo del primo figlio potessero accedere, per esempio, a un part time reversibile, il trend potrebbe essere rovesciato. Su questo punto ci si aspetta una forte partecipazione dei sindacati.

Aumentare l’integrazione ai servizi dell’infanzia. In Italia l’accesso all’asilo nido è distribuito in maniera disomogenea, con grande differenza tra Sud e Nord. La delega impone dunque di accelerare sulla sussidiarietà e sull’integrazione pubblico privato, valorizzando le reti territoriali e l’offerta di servizi per l’infanzia forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona.

Si sta vagliando anche la possibilità (molto difficile) di poter cedere una parte o tutti i giorni di riposo aggiuntivi tra colleghi di lavoro per genitori con figlio minore che necessita presenza fisica e cure.