Rivoluzione al catasto, per le tasse conteranno i metri quadri. Ecco cosa cambierà


È partita la riforma del catasto, che porterà a ridefinire le rendite delle case degli italiani. Sono i valori in base ai quali si pagano una lunga serie di imposte, da quella sui redditi all’Imu, dalla Tasi a quelle sulle compravendite. Il primo passo l’ha fatto ieri il consiglio dei ministri, istituendo 106 nuove commissioni censuarie locali sparse per l’Italia, più una centrale a Roma, che dovranno approvare gli algoritmi preparati dall’Agenzia delle Entrate. (continua dopo la foto)







I nuovi calcoli, spiega il governo, metteranno in relazione “il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale, anche all’interno di uno stesso comune”. Tra le altre cose, e questa dovrebbe essere la novità principale, verranno presi in considerazione i metri quadri e non più i vani, in modo che non succeda più che appartamenti enormi, ma molto “open space”, possano avere rendite inferiori a minuscoli triolocali. (continua dopo la foto)






La rivoluzione, comunque, non è dietro l’angolo. Secondo gli addetti ai lavori, tra revisione dei nuovi metodi di calcolo, ridefinizione delle aree catastali e censimento degli oltre sessanta milioni di immobili italiani alla caccia di quelli “fantasma”, passeranno almeno tre anni, più probabilmente cinque. Fino ad allora, per le tasse, continueranno a contare le vecchie rendite.

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