Reddito di emergenza, fino a 840 euro al mese. Domande entro il 30 giugno


Il reddito di emergenza è un bonus che si aggirerà dai 400 fino a un massimo di 800 euro, tenendo conto dei componenti del nucleo familiare, e sarà destinato a chi è stato escluso dal bonus di 600 euro erogato dall’Inps. La cifra introdotta dal decreto Rilancio, volta alle famiglie in difficoltà che non hanno ottenuto altre indennità Covid, oltre a non beneficiare del reddito di cittadinanza, potrà arrivare fino a 840 euro al mese. I casi che otterranno il massimo dell’importo saranno i nuclei familiari formati da almeno quattro componenti di cui uno disabile. A chiarirlo una circolare Inps che pone l’attenzione su come l’importo sarà erogato per due mesi per contrastare le criticità economiche derivate all’emergenza epidemiologica da Coronavirus. (Continua dopo la foto)






Per richiedere il reddito di emergenza occorre fare domanda entro il 30 giugno, e il modulo può essere richiesto all’Inps solo online e in possesso di Pin, Spid, Cns o la CI elettronica. Il beneficio sarà di 400 euro, se la famiglia ha un unico componente, e il valore del reddito a cui si farà fede, quello di aprile 2020. Invece, per quanto riguarda le autodichiarazioni nella domanda di richiesta del Rem che verranno ritenute incompatibili, spiega l’Inps, saranno chiaramente effettuati dei controlli, anche a campione. Per verificare quanto autodichiarato, saranno poste in esame le attestazioni Isee con indicatori ordinario e corrente. (Continua dopo la foto)






Sulla tematica riguardante il reddito di emergenza (Rem) ha detto la propria anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, affermando che la platea dei beneficiari “potrebbe essere di 1 milione di nuclei, con una media di 2,5-3 membri a nucleo e quindi un totale di 2,5-3 milioni di persone interessante”. La spesa ascenderebbe dunque a circa 3 miliardi di euro. I cittadini si domandano quale sarebbe quindi il rapporto tra reddito di emergenza e reddito di cittadinanza, a sedare gli animi dei beneficiari è intervenuta lo stesso ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo: “Non cambierà nulla. Anzi, sto pensando a un ulteriore allargamento della platea dei beneficiari, allentando il criterio della proprietà della casa. Sarà un allargamento a tempo, anche per aiutare le imprese aumentando i consumi e la domanda aggregata”.

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