Coronavirus, il buono spesa per le famiglie: a quanto ammonta e come arriva


Il governo è pronto a stanziare 4 miliardi e 700 milioni (4,3 miliardi di anticipazioni di fondi maturati dai Comuni attraverso la restituzione della quota-parte relativa al pagamento delle imposte locali come Imu e Tasi, più 400 milioni elargiti – appunto – dal Governo) per far fronte all’emergenza-spesa. Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, spiega meglio: “Non sono per tutta la popolazione, molti cittadini non avranno bisogno del buono spesa perciò saranno ripartiti per quelle persone che hanno bisogno di avere una mano e i sindaci sapranno come utilizzarli. Secondo me vanno esclusi quelli che già riscuotono il Reddito di cittadinanza, perché hanno già un aiuto dallo Stato”.

Tante le famiglie a un passo dal collasso finanziario ed è per questo che il governo ha bisogno di qualcuno che sappia davvero come stanno le cose, senza sprechi, per questo l’idea del sindaco: una figura che sa chi ne ha bisogno e chi no. Ma entriamo nel dettaglio. I soldi saranno distribuiti agli 8.000 Comuni in base al numero di abitanti, “ma – chiarisce il presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), Antonio Decaro – useremo anche un algoritmo per utilizzare i 400 milioni aggiuntivi dove c’è più bisogno e dunque erogando una somma maggiore a quelle amministrazioni dove c’è un numero più alto di cittadini in difficoltà”. (Continua a leggere dopo la foto)










Ogni Comune dovrebbe dividere i buoni come meglio ritiene. Spiega ancora Decaro: “Chi ha i banchi alimentari ancora aperti utilizzerà quelle strutture per la distribuzione del cibo. Altrove saranno i servizi sociali a distribuire i buoni per la spesa e se si tratta di anziani che non hanno la possibilità di uscire saranno i volontari ad occuparsi di andare al supermercato e poi consegnare la spesa”. Il criterio generale è che si vada da un minimo di 25 euro a un massimo di 50 euro per nucleo familiare. (Continua a leggere dopo la foto)






Ma anche su questo ogni Comune potrà regolarsi a seconda delle esigenze. I soldi dovranno bastare fino al 15 aprile, giorno in cui dovrebbe cominciare l’erogazione dei 600 euro per la fasce deboli previsti dal decreto Cura Italia, che tra l’altro si potranno richiedere sul sito dell’Inps dal 1° aprile utilizzando il Pin in dotazione ai contribuenti iscritti alla gestione separata. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Da oggi ogni Comune deve già aver attivato uno specifico numero telefonico da chiamare. Qui si può far presente di essere nella condizione di indigenza e quindi di aver bisogno del buono spesa. A chi spettano? Sono solidi per i più esposti: quindi i nuclei familiari più esposti al rischio epidemiologico, con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico. Per nucleo familiare «è assegnato una tantum un riparto pari a 300 euro. Ogni Comune dovrà rendere nota la lista dei supermercati convenzionati.

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