La Apple va alla grande? Non è proprio così. Anzi. Ecco cosa sta accadendo all’azienda più ricca del mondo…


 

Parliamoci chiaro: Apple è l’azienda più ricca del mondo. Ma qualcuno comincia a parlare della fine di un’era, quella degli iPhone. Quanto c’è di vero? Solo gli analisti e il tempo potranno dirci cosa succederà (ma meglio basarsi sulla seconda scelta). Nel trimestre cruciale dello shopping natalizio, Apple registra comunque utili e ricavi da record, ma il campanello d’allarme è proprio il previsto rallentamento delle vendite degli iPhone, il gioiello di casa. Le entrate nel primo trimestre fiscale sono calate come mai era successo negli ultimi 15 anni: 75,9 miliardi di dollari contro i 76,54 miliardi previsti dagli analisti di Wall Street. Solo lo scorso anno si era registrato il record degli smartphone venduti da Cupertino, grazie all’introduzione alla fine del 2014 dell’iPhone Plus, con la novità dello schermo più grande. Gli iPhone venduti nel primo trimestre fiscale sono stati quasi 74,8 milioni in tutto il mondo, contro le previsioni degli analisti che parlavano di 75,5 milioni.

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Ora l’inversione di tendenza viene attribuita dai vertici dell’azienda al superdollaro, che inevitabilmente influenza il numero delle vendite. Ma sono molti gli investitori e gli analisti che da tempo spiegano il calo delle vendite con le poche vere novità che gli ultimi prodotti Apple hanno mostrato, generando così meno entusiasmo rispetto al passato tra i consumatori. Ma altre spie che lasciano intravedere una nuova fase per Apple sono le vendite degli iPad, in calo da due anni, e quelle dei computer della linea Mac, anch’esse in flessione di fronte a una concorrenza sempre più agguerrita. A ciò si deve poi aggiungere la deludente prestazione finora dell’Apple Watch e il successo ancora incerto del servizio di streaming. Sia l’amministratore delegato Tim Cook sia il direttore finanziario, Luca Maestri, hanno avvertito durante la conference call con gli analisti che “il trimestre che finirà a marzo sarà il più difficile dell’anno in termini di performance anno su anno”. Questo ci fa capire quanto tutto sia, dannatamente, relativo.

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