Spread inarrestabile, sfonda quota 300. Bankitalia: “Da cosa dipendono le turbolenze dei mercati”


 

Spread inarrestabile. Dopo aver aperto a quota 262.9, ai massimi da ottobre 2013, con il passare delle ore ha raggiunto quota 314 punti base. Il rendimento dei nostri decennali è al 3,345%. Nonostante il presidente Mattarella abbia affidato l’incarico di formare il governo a Carlo Cottarelli, il quale conta “di presentare in tempi molto stretti la lista dei ministri”, probabilmente oggi, l’incertezza della politica italiana continua a destare preoccupazione. Incertezza che pesa anche su Piazza Affari che continua la sua corsa al ribasso. Dopo che l’indice Ftse Mib ha segnato -2,11% in apertura e l’All Share -1,96%, a circa un’ora e mezza dall’avvio degli scambi, il Ftse Mib cedeva il 3,55%. L’avvio in rosso questa mattina ha riguardato tutte le Borse europee, ma è Milano a segnare il dato peggiore. Le principali piazze del Vecchio continente hanno registrato perdite di oltre mezzo punto percentuale: Parigi -0,64%, Francoforte -0,61%, Londra -0,75%, Amsterdam -0,47% e Bruxelles -0,89%. (continua dopo la foto)



Sul principale listino milanese sono state le banche a risentire maggiormente della situazione: Ubi in avvio è andata in asta di volatilità con una perdita teorica del 4,93%. Riammessa agli scambi, ora cede il 2,33% a 3,35 euro per azione. Perdite di circa quattro punti percentuali anche per Unicredit (-3,86%), seguita da Banco Bpm (-3,06%), Bper (-3,25%) e Intesa Sp (-2,94%). Unici titoli in verde Stm, che guadagna lo 0,24% e Luxottica (+0,15%). “E’ grave e non ci sono giustificazioni, se non emotive, per ciò che osserviamo oggi sui mercati”. Così il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco parlando a braccio nel corso delle considerazioni finali lette all’Assemblea annuale. (continua dopo le foto)



 

“Il destino dell’Italia è quello dell’Europa”, ma quella del nostro Paese “deve essere una presenza autorevole nel dibattito sulla ridefinizione degli assetti normativi e istituzionali dell’Ue, presenza ancora più importante nell’attuale fase di grandi trasformazioni sociali, economiche e finanziarie”, ha aggiunto Visco. “Siamo parte di una grande area economica profondamente integrata il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende” ricorda Visco che ammette come “l’Europa ha bisogno di rivedere gli strumenti esistenti e di crearne di nuovi, comuni, per affrontare gli shock economici in un contesto ni cui quelli nazionali sono deboli o indisponibili”.

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