Pensioni, rivoluzione in vista: reddito minimo garantito e taglio ai vitalizi. Ecco il piano dell’Inps…


 

“Abbattere la povertà, riducendola almeno del 50%, fra chi ha più di 55 anni di età e garantire una transizione più flessibile dal lavoro al non lavoro e viceversa”. Sono questi i due assi portanti delle proposte contenute nel rapporto Inps sulle pensioni, intitolato “Non per cassa ma per equità”. L’istituto guidato da Tito Boeri ha proposto al governo una serie di misure in un rapporto di 69 pagine, pubblicato ora sul sito Il piano è articolato in 16 articoli, che toccano a 360 gradi il sistema previdenziale e assistenziale, dal sostegno di inclusione attiva per gli over 55 che non hanno ancora maturato i requisiti per la pensione al riordino delle prestazioni collegate al reddito, passando per il ricalcolo dei vitalizi. Inclusi gli interventi sull’uscita flessibile e le pensioni dei sindacalisti.

 

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La novità principale è il reddito minimo per gli over 55. La proposta “consiste nell’istituire un reddito minimo garantito pari a euro 500 euro (400 euro nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente oltre i 55 anni”. Le persone povere disoccupate con più di 55 anni sono, infatti, più che triplicate nell’arco di sei anni. Un sostegno che però sarà vincolato alla sussistenza di alcuni requisiti definiti nel piano. A partire ovviamente dall’appartenenza a “nuclei familiari in condizione di forte disagio economico”, cioè sotto la soglia di 500 euro mensili per una famiglia con un solo componente. Le coperture sono individuate tra “i circa 250 mila percettori di pensioni elevate», ha chiarito l’Istituto. A cui si aggiungerebbero «più di 4 mila percettori di vitalizi per cariche elettive».

Un capitolo è dedicato proprio ai vitalizi: viene avanzata l’ipotesi, con avvio da gennaio, di “procedere a un vero e proprio ricalcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo oggi applicato a tutti i nuovi lavoratori”. È anche necessario “armonizzare le pensioni dei sindacalisti con distacco (o aspettativa) dal settore pubblico al trattamento riservato agli altri lavoratori”.

Si tratta di idee che dal ministero del Lavoro fanno sapere che vengono giudicate “utili” alla discussione, ma su cui si è deciso di “rinviare” anche perché ci sono misure “che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”. E per evitare ciò, “servono risorse” che “ora non ci sono”. Una posizione netta, che fa cenno anche alle parole pronunciate del premier, Matteo Renzi, poco prima che il rapporto di Boeri venisse messo online. Il presidente del Consiglio ha definito “un errore” fare tagli sulle pensioni. E ha spiegato: “Alcuni correttivi proposti dall’Inps di Tito Boeri avevano un valore di equità: si sarebbe chiesto un contributo a chi ha avuto più di quanto versato. Non mi è sembrato il momento: dobbiamo dare fiducia agli italiani”. Scartata la proposta Boeri, l’unico intervento che “nel 2016”, chiariscono fonti di maggioranza, sarà fatto al sistema pensionistico sarà quello di creare meccanismi, poco onerosi per lo Stato, per incentivare la flessibilità in uscita. 

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