Chi è Ipazia e perché è considerata la più grande scienziata della storia?


Il mondo della scienza, a cui dobbiamo tante scoperte fondamentali per la nostra quotidianità, è costellato dalle più grandi personalità che si sono dedicate allo studio e alla ricerca, menti brillanti che sono state in grado di promuovere il libero pensiero e di abbattere ogni falsa credenza. 

E fra gli scienziati più importanti rientra senza dubbio un’emblematica figura femminile dell’antichità: Ipazia di Alessandria.






Chi è Ipazia?

Ipazia vive ad Alessandria nella seconda metà del IV secolo d.C. ed è figlia del grande matematico e astronomo Teone, che la istruisce ed indirizza proprio verso queste discipline. L’alunna finisce ben presto per superare il maestro, dedicandosi anche alla filosofia e mettendosi a capo della scuola neoplatonica alessandrina, carica per la prima volta nella storia assegnata ad una donna. 

La mancanza di opere scritte di Ipazia rende purtroppo complicato ricostruire compiutamente l’evoluzione del suo pensiero e dei suoi studi, oltre che i dettagli sulla sua vita, spesso travisati e riadattati secondo convenienza da contemporanei e posteri, ma il suo contributo è sicuramente fondamentale in diversi ambiti.

Ipazia fra matematica e astronomia

Una delle materie a cui si dedicò con passione fu senza dubbio la matematica, commentando fra l’altro in maniera estremamente accurata l’opera di Diofanto, considerato il “padre dell’algebra”. Ipazia disquisì di equazioni indeterminate ed equazioni quadratiche con grande acume, e arrivò ad elaborare soluzioni alternative ad antichi quesiti algebrici, oltre che a formularne di nuovi. Portò avanti anche analisi matematiche delle sezioni del cono che vennero poi riprese nel XVI secolo d.C. per spiegare le orbite ellittiche dei pianeti. Sempre in campo astronomico, la scienziata alessandrina sviluppò anche una serie di tavole astronomiche sui moti dei corpi celesti. 

L’impegno di Ipazia si riflette anche in commentari di opere fondamentali come l’Almagesto di Tolomeo e gli Elementi di Euclide, in cui fornì la propria visione su tutto il sapere astronomico e matematico del periodo.

Oltre che negli studi teorici, la scienziata mise in campo la sua abilità e intelligenza anche sul piano pratico, applicandosi nella realizzazione di un areometro e di un astrolabio piano. Grazie all’aerometro si può determinare il peso specifico di un liquido, mente l’astrolabio piano consente di calcolare il tempo e di definire le posizioni di Sole, stelle e pianeti, oltre ad aiutare a risolvere quesiti inerenti all’astronomia sferica.

Una delle menti più brillanti del passato

La società dell’antica Grecia non era per nulla aperta all’emancipazione femminile: in quel contesto le donne non avevano di certo l’opportunità di distinguersi nello studio, soprattutto nel campo scientifico che era appannaggio esclusivo degli uomini. Ipazia d’Alessandria seppe sfidare questi pregiudizi dedicandosi a studio e insegnamento con notevole successo. Le sue lezioni pubbliche (demosia) divennero celebri nel Paese e suscitarono sempre più interesse, richiamando un pubblico di appassionati provenienti da ogni parte del mondo. 

Una donna dalla mente brillante che entrò in conflitto con l’autorità dell’epoca: da quando Teodosio I aveva eletto il cristianesimo a religione ufficiale dell’Impero, il potere ecclesiastico si era radicato con forza ad Alessandria avviando una politica di repressione e persecuzione verso i pagani. Accusata di essere “un’incantatrice” e di seminare discordia tra le autorità, Ipazia fu poi uccisa nel 415 d.C. da un gruppo di fanatici religiosi.

L’eredità di Ipazia ai giorni nostri

La sete di conoscenza e l’intensa passione verso la divulgazione del sapere rendono Ipazia la prima vera scienziata della storia ed una delle figure più influenti nel panorama culturale. Le sue scoperte, che affrontano quesiti scientifici e filosofici, rappresentano un’importante eredità per i giorni nostri. Come viene illustrato in un approfondimento video a cura della piattaforma di Eni Tv, è proprio a questa brillante scienziata che viene dedicato il primo centro di ricerca congiunto realizzato dalla collaborazione fra Eni e CNR e dedicato alla gestione e al riuso sostenibile dell’acqua.

Seguendo “le orme” della grande scienziata alessandrina, il nuovo centro sviluppato da Eni a Metaponto si pone come luogo di promozione di nuove soluzioni e tecnologie per migliorare l’efficienza della gestione delle acque, sia a livello agricolo che urbano e industriale, aiutando anche ad alleviare le difficoltà derivanti dall’aumento progressivo della siccità nell’area del Mediterraneo. Lo sviluppo di questo centro è un passo importante nella direzione di un approccio diverso all’uso delle risorse naturali, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, un modello a cui i ricercatori si ispirano per trovare strategie sempre più evolute ed efficaci nel pieno rispetto dell’ambiente.

D’altronde l’attenzione crescente nei confronti delle condizioni del pianeta è un atto di responsabilità per le generazioni future: lo sfruttamento selvaggio delle risorse e l’eccesso di emissioni di gas serra nell’atmosfera hanno arrecato danni ingenti all’ambiente. Il nesso fra alti livelli di inquinamento e il tema del riscaldamento globale è ormai assodato, non resta quindi che muoversi verso politiche ambientali che mettano in primo piano azioni concrete a salvaguardia dell’equilibrio dell’ecosistema

Ispirarsi alla figura di Ipazia vuol dire anche uniformarsi a un modo di pensare innovativo che fonde sapere teorico, scienza applicata e profonde riflessioni per tracciare le linee di un futuro migliore, dove uomo e natura possano vivere all’insegna di benessere e armonia.

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