“Il mio nemico…”. Silvia Romano torna a parlare e lo fa con il Corano


Silvia Romano, la cooperante milanese rapita in Kenya nel novembre 2018 e liberata sabato scorso dopo un anno e mezzo di prigionia, cita il Corano in un post su Facebook, sul suo profilo che non è pubblico ma è visibile soltanto agli amici. La giovane si è convertita all’Islam durante la prigionia e qualche giorno fa, in un commento a un video, aveva ringraziato i musulmani d’Italia per la solidarietà dimostrata per il suo ritorno a casa. Nell’ultimo post, pubblicato domenica sera, la 24enne ha scritto che “non sono certo uguali la cattiva (azione) e quella buona.

Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l’inimicizia, diventerà un amico affettuoso. Ma ricevono questa (facoltà) solo coloro che pazientemente perseverano; ciò accade solo a chi già possiede un dono immenso”. E infine: “Il Corano, capitolo “Esposti chiaramente”, verso 34-35”. Poche ore prima, sempre sul suo profilo Facebook, Silvia aveva rivolto un “grazie” alle autrici di due articoli sul suo caso. Il primo, firmato dalla mediatrice culturale e artista Latifa Benharara, si intitola “L’unico velo da contrastare è quello dell’ignoranza”. (Continua a leggere dopo la foto)








L’altro, scritto in inglese a firma della ricercatrice Laura Berlingozzi, è stato pubblicato sul blog “Security praxis”, con il titolo “Benvenuta a casa Silvia, nella tana del leone”. A tre giorni dal suo rientro a Milano, e dopo essere stata travolta da una vergognosa campagna di odio social (e politico), Silvia Romano aveva scritto un primo messaggio su Facebook, rivolto agli amici più stretti, per dire grazie per l’affetto ricevuto. (Continua a leggere dopo la foto)






Nel post un appello a chi le sta vicino: «Non arrabbiatevi per difendermi, il peggio per me è passato». Nel post su Facebook, Silvia Romano faceva riferimento anche al vestito tradizionale indossato il giorno del rientro in Italia. (Continua a leggere dopo la foto)



 


“Non vedevo l’ora di scendere da quell’aereo perché per me contava solo riabbracciare le persone più importanti della mia vita, sentire ancora il loro calore e dirgli quanto le amassi, nonostante il mio vestito”.

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