Lutto nel cinema, addio a uno dei più grandi. Solo lui è riuscito a interpretare certi ruoli


Lutto nel mondo del cinema. Si spegne all’età di 94 anni Michel Piccoli, non solo attore, ma anche regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese. La sua carriera vanta importanti collaborazione al fianco di celebri regie, da Godard a Buñuel, Marco Ferreri e Elio Petri. E non solo. Michel Piccoli è ricordato anche nel ruolo di protagonista in Habemus papam, film epocale del 2011 della regia a firma di Nanni Moretti.

Il ruolo in Habemus papam è valso il David di Donatello. Nel 2011 Michel aveva compiuto e celebrato così i suoi ben 90 anni. Un buon modo per coronare la bellezza di una carriera lunga circa duecento film. Michel Piccoli, di origini francesi, ha debuttato nel mondo del cinema intorno alla metà degli anni ’40. Un esordio e un successo preannunciato accanto alle celebri regie di Jean Renoir, Jean-Pierre Melville, Jean-Luc Godard, solo per citarne alcuni. (Continua a leggere dopo la foto).








Un volo in picchiata verso gli anni ’70, quando per Michel Piccoli si aprono le porte verso la regia italiana, con la partecipazione in L’amico di famiglia del 1973, Todo modo, diretto da Elio Petri, e Salto nel vuoto di Marco Bellocchio del 1980, e guidato da Ettore Scola anche in Il mondo nuovo del 1982, e poi verso gli anni del 2000, fino al 2012, sempre segnato da quel suo inconfondibile stile comico-grottesco, anche nel pieno delle trame più drammatiche affrontate nelle pellicole cinematografiche d’autore. (Continua a leggere dopo la foto).






Definito da Gianni Canova come “l’interprete che meglio di ogni altro ha saputo esprimere gli incubi e l’ambiguità dell’individuo borghese, spesso muovendosi sul confine impercettibile che separa normalità e follia o associando stati d’animo di assoluta naturalezza a situazioni patologiche e paradossali”, Michel Piccoli fu artista a 360°, attivo, impegnato, pronto a scavalcare e rivoluzionare ogni topos narrativo. (Continua a leggere dopo la foto).



Ha parlato così Gili: “Piccoli ha sviluppato negli anni un’ampia gamma interpretativa. È anche grazie alla carriera italiana che ha potuto manifestare in tutta l’estensione il suo talento”. E su Il Manifesto così affermò Piccoli in persona: “La mia ‘italianità’, l’ho soddisfatta a Milano, a Roma, a Torino, dove sono stato ospite del Festival quand’era diretto da Moretti. Ma sì, ho un rimpianto, grande: l’incontro mancato con Antonioni, con cui avrei voluto girare La notte nella Milano all’alba dei ‘60, a fianco di Jeanne Moreau, sull’onda jazz di Giorgio Gaslini, tra ‘comparse’ eccellenti come Umberto Eco, Salvatore Quasimodo, Valentino Bompiani… Michelangelo mi ha preferito Mastroianni, un amico, un grande. Il mio più bel bacio sulla bocca al cinema l’ho dato a Marcello nella Grande abbuffata. Pur nella diversità, ci accomunava il distacco, l’ironia. Ma lui, con la sua leggerezza, le sue magie di seduttore, era una vera star. E tuttavia, non facevo che ripetere a Fellini: perché usi sempre quel vecchio trombone? Prendi me!”.

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