“Putin è morto, lo hanno avvelenato”. La voce corre veloce, ma è evidentemente l’ennesima teoria complottista. Eppure la foto che viene portata come prova desta più di un sospetto e poi quel dettaglio…


 

“Putin non è più lui”. Almeno secondo la stampa britannica. Ma la questione non riguarda un cambiamento di carattere o stile. Il punto è che sarebbe stato “avvelenato e proprio sostituito da un sosia”. E a sostegno di tale teoria, una prova schiacciante: “Putin non ha mai negato di essere morto”. Così il britannico Daily Star, esperto in cronaca rosa e scandaletti, rifila al suo pubblico l’ennesima teoria cospiratoria dell’anno, citando non meglio specificati “teorici della cospirazione”. Vladimir Putin “uomo forte della Russia” sarebbe stato ucciso nel 2014 grazie a un complotto della Cia e del MI6, ossia i servizi segreti americani e inglesi. E al posto suo, i russi, o la stessa Cia (su questo ci sarebbe poca chiarezza) avrebbero pensato bene di metterci una specie di alterego. Altra prova: un confronto di foto. Prima e dopo. Quello che risulta evidente è il passaggio del neo sullo zigomo, da destra a sinistra. (Continua a leggere dopo la foto)








Il Daily Star però non prende in considerazione che la foto sia stata semplicemente ribaltata al computer e commenta sospettoso: “Vlad è cambiato molto negli ultimi anni”. E ancora prove su prove. Tipo “la sua peggiorata capacità di parlare tedesco, e il divorzio da sua moglie dimostrano che il presidente russo non è il vero Vlad” e che il suo “doppio molto probabilmente è sotto il controllo della CIA”. Intanto Putin non ha intenzione di cedere sulla disputa territoriale che si protrae dalla fine della Seconda guerra mondiale e sul destino delle Curili.

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Se il leader russo raggiungerà il suo obiettivo, potrà sovvertire le comunicazioni americano-giapponesi che influenzano la sicurezza di tutta la regione Asia-Pacifico. Nel 1956 l’Unione Sovietica ha accettato di restituire le isole di Chabomai e Shikotan, che costituiscono il 7% del totale del territorio conteso. Ma questo accordo, che entrerà in vigore solo dopo la firma del trattato di pace, non ha portato risultato alcuno. Mosca ha congelato il progetto, citando come causa la crescita della cooperazione militare tra Tokyo con Washington. Abe aveva motivo di sperare che al sedicesimo incontro con Putin, riuscisse a compiere progressi significativi, perché il leader russo in precedenza  aveva riconosciuto la validità della dichiarazione sovietico-giapponese, ma tutte le speranze del premier sono andate in fumo.

 

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