Il più semplice ed iconico accordo nella musica: Il Giro di Do


Se dovessimo pensare a chi si accinge allo studio della musica, della pratica musicale o della storia della musica, potremmo dire che sarebbe facile accomunare i tre studiosi con un unico elemento: il giro di “DO”.
Il giro di Do, i quattro accordi più conosciuti dagli amanti della chitarra che ti permettono di suonare gran parte delle canzoni della discografia mondiale, ci portano a ricordare molte delle canzoni più conosciute dell’ultimo secolo. 

Questi tre accordi molto popolari negli evergreen di qualsivoglia genere musicale, cioè “I IV V” nel Rock e nel Blues e “II V I” nel Jazz, permetterebbero davvero di comporre un’intera melodia senza sforare al di fuori di essi. Ciò ovviamente, salvo alcuni casi emblematici, non vuol dire che conoscendo il solo giro di Do ci si può definire compositori, ma imparando a suonare bene queste semplici sequenze armoniche significherà conoscere e saper riprodurre almeno l’ottanta percento della discografia mondiale.









Il Giro di Do: i quattro accordi che hanno reso celebri i Beatles

Potremmo ricordare diversi pezzi che hanno fatto cantare intere generazioni tra cui diversi capolavori dei Beatles come “Let it be” uscita nel 1970 dopo che Paul McCartney ha rivelato che l’ispirazione per la canzone gli venne da un sogno, nel quale aveva parlato con la madre Mary, morta di cancro quando lui aveva solo 14 anni e nel sogno, la madre consigliava a Paul, preoccupato per le tensioni nel gruppo, di lasciare correre, to let it be, che tutto si sarebbe aggiustato. Obladi obladà, Yellow submarine, sono altre iconiche canzoni del gruppo di Liverpool che ruotano intorno agli stessi quattro accordi.

Non solo britpop, il Giro di Do è soprattutto Made in Italy

Chiunque studia musica per professione o per diletto lo sa, il 99% della musica popolare italiana è improntata sul giro di Do. Il caso più famoso, e amato, è il brano di Lucio Dalla “4 marzo 1943”, che segna la data della nascita dell’artista bolognese. Uno dei brani che oggi fa commuovere tutti, uno dei più amati dell’artista ma che ha però segnato uno dei suoi periodi più bui. Il titolo originale era “Gesù Bambino” e fu censurato dalla Rai per il testo ritenuto troppo spinto, ciò costò a Dalla degli anni in cui mancarono ospitate TV, gli furono annullati concerti, ma lui non mollò. Quando la sua carriera finalmente decollò egli era solito introdurre questo pezzo con una frase che ripeteva quasi ad ogni concerto, quasi ribadendo con fierezza la scelta di quel componimento: “Sono il miglior pianista in Do!“, aggiungendo che non sapeva leggere la musica ma che, oltre al clarinetto, sapeva suonare la pianola, soprattutto facendo gli accordi del classico giro di DO maggiore.

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