“Sconvolta…”. Rita Dalla Chiesa, l’accusa pesantissima. Tutto il dolore per quella decisione


È un commento molto amaro quello di Rita dalla Chiesa. La conduttrice e figlia del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, senza troppi giri di parole, ha lanciato una pesantissima accusa sui social. Dal suo profilo twitter, la conduttrice Rita dalla Chiesa ha espresso rabbia e amarezza per il provvedimento della Corte Costituzionale.

A seguito della condanna della Corte Europea per i diritti dell’uomo, infatti, l’Italia ha dovuto correggere la misura che prevedeva di non concedere permessi premio ai detenuti, neanche quelli affiliati a cosche mafiose. Una condanna, quella europea, che per molti non comprende la reale minaccia che la mafia e i suoi affiliati possono ancora portare all’Italia. (Continua a leggere dopo la foto)









Per questo motivo Rita dalla Chiesa si è sfogata, condividendo un articolo di Dagospia: “Avranno brindato come la notte in cui uccisero mio padre, Emanuela e Domenico Russo. La famosa giustizia ingiusta”. Secondo la donna, gli assassini di suo padre potrebbero essere tra gli ergastolani ostativi interessati dal provvedimento. Ha poi condiviso la prima pagina di un quotidiano che riporta a caratteri cubitali la scritta “Vince la mafia“, corredata dal suo secco commento “Grazie..“. (Continua a leggere dopo la foto)






Una sentenza che tocca la donna nel personale, data la sua vicenda familiare, e che considera un regalo a chi si è macchiato di reati per mafia. Solo pochi giorni fa la stessa si era espressa sull’intervista di Giulio Colia a Capitano Ultimo. Sergio De Caprio, il suo vero nome, si è battuto da Carabiniere per la cattura di Totò Riina, uno dei più grandi mafiosi italiani. Nonostante questo si è visto venire meno la protezione da parte dello Stato, cosa che ha fatto indignare la Dalla Chiesa. La quale è rimasta delusa anche dal fatto che nessuno di coloro che sono dotati di scorta sia intervenuto per sostenerlo. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Con la delibera della Corte Costituzionale, da oggi anche i condannati che non collaborano potranno ricevere dei permessi premio. Per farlo, tuttavia, dovranno stare a determinare condizioni, tra cui la certezza che non abbiano più contatti con la criminalità organizzata e che non ne faccia più parte.

 

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