Quanto siete (o pensate di essere) bugiardi? Mentite al vostro partner tramite telefonino o a tu per tu? Uno studio svela un retroscena incredibile sulle bugie da smartphone…


 

Siamo tutti più sinceri se siamo davanti a uno schermo. È il paradosso della tecnologia, che ci rende più veri online che nei rapporti diretti. Secondo una ricerca dell’Università del Michigan, infatti, siamo più propensi a rivelarci senza filtri con un sms, un post o una e-mail che durante un colloquio personale. Gli esperti sono giunti a questa conclusione, definita una vera “rivoluzione culturale”, somministrando diversi questionari a 600 candidati che hanno risposto di persona, al telefono e via sms. A sorpresa, gli intervistati hanno fornito le risposte più precise, sincere e dettagliate attraverso i loro inseparabili telefoni di ultima generazione. “Siamo stupiti da questo risultato”, hanno commentato i responsabili dello studio, gli psicologi Fred Conrad e Michael Schober. “In genere si tende a pensare che la comunicazione verbale sia più sincera perché è immediata. In realtà sembra vero il contrario: la scrittura frena chi tende a edulcorare la realtà per porsi in una luce migliore e spinge a essere più precisi e accurati nelle risposte”. Ma guardiamo i numeri…

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I numeri di questa nuova ondata di sincerità sono impressionanti: solo con WhatsApp, il servizio di messaggistica istantanea più utilizzato nel mondo, vengono inviati 30 miliardi di messaggi ogni giorno (dati 2015). Perfino chi si occupa di selezione del personale, per conoscere qualcuno più a fondo, preferisce il web al più tradizionale colloquio: secondo una ricerca Adecco il 32% dei reclutatori verifica l’attività di un candidato sui social network. Si spiega così anche il boom di portali come Defendmyname.com, Naymz.com o Reputation.com, che permettono di valutare il proprio successo social ma anche di monitorare la propria reputazione ed, eventualmente, informazioni indiscrete sul proprio conto.  La tecnologia, insomma, è sempre più votata alla trasparenza.

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E noi con lei. La conferma che ormai siamo ciò che scriviamo arriva da chi con il web è nato e cresciuto: gli adolescenti. Una ricerca dell’Università Cattolica di Milano su 550 studenti delle scuole superiori ha attestato che per i nativi digitali è più semplice essere sinceri su internet che a livello personale, anche se non si conosce chi ci sia dall’altra parte, o forse proprio per quello. Ibugiardi seriali sono destinati a sparire dal web? Lo scopriremo con l’arrivo dei programmi in grado di “leggere” i nostri pensieri scrutandoci in volto. Già da novembre 2015, Microsoft ha aperto al pubblico Project Oxford, il primo esempio di motore di ricerca delle emozioni. Un primo passo verso una nuova era, fondata sulla sincerità.

 

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