Ricordate Rudy Guede? È l’unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher. Ora ha una sua pagina Facebook e, dal carcere, annuncia importanti novità


 

Quella di Meredith Kercher è una storia destinata a essere infinita. Oltre l’ultimo grado di giudizio c’è il dubbio, il sospetto, la possibilità che sia stato commesso un errore. O, almeno, questo è nel novero delle possibilità, nella “democraticità” e libertà del pensiero umano. Quella di Meredith è anche la storia di Amanda Knox e di Raffaele Sollecito, entrambi assolti – dopo anni e una trafila giudiziaria tutta italica – da quell’accusa infamante in grado di tenerli dietro le sbarre per buon parte della loro vita. Che, però, è quello che succede a Rudy Hermann Guede, condannato per concorso in omicidio. Ed è proprio dalla prima assoluzione di Raffaele e Amanda, nel 2011, che lui continua a ripetere – forse senza peccare di logica – che “non posso essere certo io il complice di me stesso”. Affermazione poi confermata anche dall’ultima e definitiva pronuncia della Corte di cassazione.

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Di Rudy si è tornato a parlare recentemente, quando la ‘coraggiosa’ Franca Leosini ha voluto incontrarlo, dandogli voce per spiegare il suo punto di vista. Anche la sua, infatti, è una storia maledetta, forse ‘appesantita’ da quello che viene sintetizzato nel titolo delle tre interviste. Suona così, perentorio e in linea con uno stato d’animo collettivo che si va consolidando tra paure e diffidenza: “Nero trovato, colpevole trovato”.

“Voglio sapere perché sono l’unico a pagare”, disse nella stessa occasione. “Ditemi perché loro sono a casa, lei è diventata una star e in carcere ci sto solo io”, riferendosi ad Amanda Knox che ormai ha una nuova vita negli Stati Uniti. Come Sollecito, sempre più impegnato a raccontare la sua vicenda. E proprio lui ha cercato di fermare l’apparizione di Guede in televisione diffidando la Rai dalla messa in onda. Perché, per esigenze di narrazione, Rudy dovrà fare il suo nome. Spiegare i fatti, almeno dal suo punto di vista, con la possibilità di insinuare dubbi in chi non ne ha o aumentandoli in chi li nutre dal principio.

Guede, dal carcere viterbese di Mammagialla, vuole continuare a dire la sua e ha trovato un megafono qualificato. Su Facebook non sono poche le pagine e i gruppi dedicati a lui, quasi tutti chiedendosi se possa essere davvero l’unico colpevole o se lo sia effettivamente. Ora ha una sua pagina Facebook ufficiale, attraverso la quale seguiterà a proclamare la sua innocenza, gestita dal Centro per gli Studi criminologici di Viterbo perché lui, ovviamente, non potrebbe in modo autonomo. “Da oggi inizio a raccontarvi la mia storia”, annuncia in uno dei primi post. Una storia che merita di essere seguita.

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