“A nessun bambino dovrebbe essere chiesta una cosa del genere”. Prima la confessione di anni passati in terapia, poi salta fuori il motivo


 

Lo scorso 2 giugno la regina Elisabetta, la sovrana più longeva della storia britannica, ha festeggiato l’anniversario dell’incoronazione, avvenuta nel 1953 con una sontuosa cerimonia nell’abbazia di Westminister. Un regno, il suo, che ha dovuto attraversare momenti difficili in cui la monarchia è sembrata vacillare, dalla crisi delle Malvinas, alla morte di Diana quando la popolarità della sovrana toccò il minimo storico, alla perdurante minaccia terroristica che, negli ultimi tre mesi ha insanguinato Londra con tre attentati. “Servirebbe – sibilano dalle parti di Buckingham Palace, un giovane che si faccia carico del difficile momento storico”. Eppure nessuno sembra volere prendere il posto dell’ultra novantenne Lilibeth. Almeno così sostiene il principe Harry a Newsweek, in un’intervista che farà discutere nella quale il quinto in linea di successione rivela che nessuno all’interno della famiglia reale britannica scalpita per sedersi sul Trono d’Inghilterra. «C’è qualcuno all’interno della famiglia reale che vuole essere re o regina? Non credo», ha detto Harry al settimanale. (Continua dopo la foto)



I reali del XXI secolo, lascia intendere il principe, non ambiscono a farsi la guerra l’uno con l’altro per accedere al «top job», come un tempo lo definì sua madre, la principessa Diana. Harry vede la posizione di enorme privilegio che spetta ai reali come un obbligo da assolvere «per il bene superiore del popolo» e non come qualcosa a cui ambire. Una posizione in linea con il suo impegno per «modernizzare la monarchia britannica», senza però strafare. «È difficile mantenere l’equilibrio. Non vogliamo rovinare la magia. Il popolo britannico e il mondo intero hanno bisogno di istituzioni come questa», afferma Harry, che dimostra una saggezza fuori dal comune a dispetto di chi lo dipinge come il ribelle di casa Windsor. (Continua dopo le foto)


 


Il secondogenito di Carlo, riporta il Messaggero, che recentemente aveva confessato di aver fatto ricorso alla terapia per superare il dramma della morte di sua madre, ricorda quando nel 1997, all’età di 12 anni, fu costretto a prendere parte alla processione funebre per Diana nelle vie di Londra. «A nessun ragazzino dovrebbe essere chiesta una cosa del genere – dice – mia madre era appena morta e io dovetti camminare a lungo dietro il suo feretro, circondato da migliaia di persone che mi osservavano mentre altri milioni di persone mi guardavano in televisione». Una cosa del genere, aggiunge, «oggi non accadrebbe.

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