“Arrestatelo!” Pubblica un video choc su facebook mentre tiene il figlio nel vuoto dal 12esimo piano di un palazzo. La rete insorge avvisando subito la polizia. Il piccolo è stato tratto in salvo, ma quello che ha lasciato tutti senza parole è il motivo


 

La situazione dei social sta sfuggendo di mano a molti, soprattutto a quelli che soffrono del complesso di impopolarità e bramano un attimo di gloria in mondovisione. L’ultima follia ve la raccontiamo ora. Ha appeso il figlioletto dalla finestra del 15esimo piano di un palazzo ad Bab Ezzouar, in Algeria, e ha filmato tutto. Poi ha pubblicato lo scioccante video del piccolo penzolante su Facebook: “Se non arrivo a mille ‘Mi piace’ lo butto giù”. Quando gli utenti del social network si sono imbattuti nello sconcertante filmato, l’hanno segnalato immediatamente alle autorità algerine e ieri l’uomo è stato condannato a due anni di carcere. Solo? Secondo quanto scrivono Daily Mail e BBC, l’uomo sarebbe stato identificato rapidamente dalle forze dell’ordine del Paese nordafricano e hanno subito raggiunto la sua casa. Portato il tribunale, il padre ha ammesso le accuse imputategli. (Continua a leggere dopo la foto)







Ha affermato di averlo fatto solo per ottenere una manciata di like su Facebook. La foto in questione ha suscitato un’ondata di indignazione in Algeria. “Questo uomo non può considerarsi un padre, è un terrorista” ha scritto l’attivista Dalila Belkheir, mentre l’attivista dei diritti Ali Ben Jeddou ha detto a Albawaba: “Questo uomo dovrebbe essere portato alla giustizia e punito nel modo più grave”. Reagendo al post pubblicato online, un utente ha aggiunto… (Continua a leggere dopo le foto)





 

“Quello che più colpisce è che sembra che il padre stia tenendo il figlio con la mano sinistra, mentre usa la mano destra per scattare la foto, ciò significa che quell’immagine è più importante della vita del suo bambino”. Lo psicologo Noura Rahmani ha detto al New Arab che “queste azioni non possono e non devono essere tollerate in Algeria, non è possibile che l’uomo non fosse consapevole di stare commettendo un reato”. 

 

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