Morte Lady Diana, la soffiata sulla registrazione choc: “Perché è stata uccisa”.


Emergono nuove incredibili rivelazioni su Lady Diana e sul drammatico incidente avvenuto il 31 agosto 1997 nel tunnel dell’Alma a Parigi. A rivelarle la rete di hacker Anonymous, che in queste ore ha rilasciato documenti choc su Donald Trump, il Vaticano e potenti uomini politici.

Tra le rivelazioni anche quella che riguarda Lady Diana e la famiglia reale. La principessa aveva solo 36 quando al Pont de l’Alma, in compagnia del suo compagno Dodi Al Fayed, la loro Mercedes guidata dall’autista Henri Paul, andò ad infrangersi contro il tredicesimo pilone della galleria uccidendola poco dopo. Erano appena usciti dall’Hotel Ritz della capitale francese. Dodi e l’autista morirono sul colpo mentre la Spencer era ancora viva quando uscì dalla macchina. (Continua a leggere dopo la foto)









Ma morì poche ore dopo. Enorme fu la commozione in tutto il mondo, tanto che i funerali furono seguiti da 3 milioni di persone dal vivo e da oltre 80 milioni di telespettatori in tutto il mondo. Anonymous ha ricostruito quello che sarebbe successo prima dell’incidente, organizzato dalla famiglia reale per nascondere uno stupro si cui Lady D era venuta a conoscenza. (Continua a leggere dopo la foto)






Secondo quanto riportato da Anonymous, una donna che era al servizio della corte venne costretta ad avere rapporti sessuali da un dipendente molto vicino al principe Carlo. Dopo due violenze, la donna sarebbe stata liquidata dalla famiglia reale con un pagamento di trentamila sterline e la promessa di non proferire mai parola sull’accaduto. Ed è qui che entrerebbe in gioco Lady Diana. (Continua a leggere dopo la foto)



 

La principessa sarebbe venuta in possesso di una registrazione che documentava lo stupro e avrebbe minacciato l’ormai ex marito di renderlo pubblico, cosa che la Royal Family non avrebbe assolutamente potuto permettersi. La registrazione sarebbe poi sparita dopo la morte della principessa.

“Perfidia”. La parola scritta da Belen sulla foto di Stefano De Martino

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