Chef Carlo Cracco non ci sta: “Piuttosto chiudo il ristorante”


Nelle scorse settimane Carlo Cracco, chef stellato e volto della tv, si è trasformato in un volontario d’eccezione. Col ristorante chiuso per via dell’emergenza sanitaria, ha cucinato per gli operai impegnati nella costruzione dell’ospedale da campo alla Fiera di Milano, misura d’emergenza per creare più posti di terapia intensiva. Un bel gesto in un momento di difficoltà.

“Siccome nella struttura non c’è la mensa e noi tutti siamo a casa con il ristorante chiuso abbiamo dato la nostra disponibilità”, aveva spiegato dando prova di profonda umanità e viva collaborazione. Con la squadra del suo ristorante in Galleria è stato proprio Cracco a preparare le pietanze per gli operai, circa cento porzioni al giorno. Ora “la fase 2” sta per iniziare e come tutti gli altri ristoratori, anche Carlo Cracco dovrà attendere il prossimo 1 giugno per riaprire il suo ristorante in Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. (Continua dopo la foto)










Nelle scorse ore lo chef ed ex giudice di Masterchef Italia è intervenuto durante la trasmissione “Un giorno da pecora” su Radio Uno per commentare l’ultimo Dpcm del governo sulla cosiddetta Fase 2: “Forse qualcosa in più si poteva fare – ha detto Cracco – ognuno di noi ha i propri desideri, più che altro per ritornare alla normalità, però bisogna anche seguire quelle che sono le disposizioni”. (Continua dopo la foto)






Cracco ha anche altri due ristoranti a Milano, Carlo e Camilla in segheria e Carlo e Camilla in Duomo. Sono tutti chiusi al pubblico, ma è attivo il servizio di delivery: “Cerchiamo di sopravvivere e di non farci venire la malinconia”, ha aggiunto per poi parlare di come si immagina la ripartenza. E sulla possibilità di utilizzare barriere di plexiglass è stato chiaro: “Plexiglass no, piuttosto chiudo. Credo che più che altro il problema non sia quello delle distanze, il problema principale è quello di poter lavorare in sicurezza”. (Continua dopo la foto)



 


“Non vedo altre barriere che si possano frapporre tra cliente e personale – ha proseguito lo chef nell’intervista – Già sarà una situazione strana, perché la voglia di andare al ristorante non sarà tantissima. Stiamo venendo fuori da una guerra. Il problema principale lo vedo sul lato economico, non so quanti avranno voglia e possibilità di tornare ai ristoranti come prima”. Cosa vorrebbe offrire ai clienti al momento della ripartenza? “Bollicine per tutti, mangiare non ne abbiamo bisogno, abbiamo mangiato fin troppo”.

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