Ma dove vai se la borsa della spesa non ce l’hai? Attenzione, mica una qualunque, adesso anche quella si fa chic. Tutte la vogliono e, a parte il solito, ‘piccolo’ problema economico, ha già generato un caso… Tutti i dettagli


 

Gli addetti ai lavori la chiamano semplicemente ‘Bazar Bag’ e da quando ha fatto il suo debutto, nel marzo scorso, sulla passerella di Balenciaga, è diventata l’oggetto del desiderio di milioni di donne in tutto il mondo. Segni particolari? E’ molto capiente, (alta 48 cm, lunga 56 e larga 30), ha coloratissime bande verticali in morbida pelle e va bene con qualsiasi outfit. Eppure più che per la qualità del pellame o per le rifiniture dorate, a balzare agli occhi è la sua somiglianza impressionante con la borsa della spesa che le nostre nonne utilizzavano per andare al mercato. Provate a guardarla attentamente e vi accorgerete che è facile confondere le sue forme e i suoi colori a quelle di una comune sacca in plastica tanto in voga tra le signore che facevano la spesa al mercato rionale negli anni ’80.

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Il modello rivisitato da Demna Gvasalia, il creativo di origini georgiane da due stagioni al timone di Balenciaga, però, va ben oltre e sembra rifarsi alle tradizionali sacche utilizzate in Thailandia per trasportare la biancheria e conosciute come ‘Sampeng bag’, dal nome del mercato di Bangkok che le ha rese, in qualche modo, popolari. Il tempo di fare il suo debutto in passerella ed ecco che la ‘laudry bag’ firmata Balenciaga è diventata un piccolo caso nel mondo nella moda, candidandosi a diventare l’it-bag di stagione, con schiere di editor, influencer e fashion victim pronte a tutto pur di appendere nel proprio guardaroba una tote che richiama, nei volumi e nei colori, uno dei pezzi cult degli anni ’80. Più che un ritorno in grande stile, però, quello di Gvasalia è piuttosto una reinterpretazione in chiave extralusso di un oggetto molto cheap.

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Una foto pubblicata da Balenciaga (@balenciaga) in data: 14 Mar 2016 alle ore 04:33 PDT

Se la Bazar Bag viene venduta a quasi 2mila euro, la sua versione economica si trova nei mercati thailandesi a poco più di tre euro, come hanno fatto notare sui social molti utenti che si sono divertiti a fare paragoni e parodie della bad della maison parigina. Non è la prima volta che Gvasalia, fondatore del collettivo Vetements e profeta dello streetwear sperimentale, trasforma un capo economico, simbolo della globalizzazione, in oggetto ipercool. E’ il caso della maglietta gialla con il logo DHL, l’azienda di spedizioni internazionali, divenuta in pochi mesi un vero e proprio fenomeno nel mondo fashion, tanto da diventare sold-out una manciata di giorni dopo il lancio. Anche stavolta, il successo di questa ‘borsa della spesa’ che sta facendo impennare le vendite, era nell’aria. Ma perché la gente dovrebbe spendere fino a 2mila euro per una borsa che somiglia a una comune sacca per la spesa? “E’ una borsa davvero iconica – ha spiegato Natalie Kingham, Buying Director del portale Matchesfashion.com al Telegraph – che ha trasformato un prodotto di tutti i giorni in un oggetto lussuoso. Inoltre è anche un modello funzionale, capiente, che può essere utilizzato in diverse situazioni”.

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Una foto pubblicata da icerati (@icerati) in data: 7 Mar 2016 alle ore 21:29 PST

Il successo di questa borsa, in fondo, potrebbe riassumersi proprio nel fatto che si tratta di un accessorio facilmente identificabile e ‘Instagrammabile’, vale a dire adatto a un pubblico sempre più connesso, che indirizza i propri acquisti (anche e soprattutto) in base al successo e alla visibilità che un tale capo riesce a ottenere su Instagram. E Gvasalia, così come il suo collega Gosha Rubchinsky (ambasciatore dello stile post-soviet, con il suo recupero di marchi dello sportswear anni ’90 come Fila, Kappa e Sergio Tacchini, ndr) in questo è maestro, riuscendo a cambiare i connotati a un oggetto, e inserendolo ogni volta in un contesto completamente diverso da quello abituale.

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“Di solito indosso prototipi – ha detto Gvasalia – ma non sono così pazzo per la moda da comprare abiti così costosi. Preferisco spendere i soldi per andare in vacanza. Le vacanze sono importanti”. Anche la Bazar Bag, confessa, era un prototipo. “Ma un sacco di gente mi fermava per strada per sapere dove l’avessi presa – ha spiegato il designer – Anche una signora anziana si è avvicinata dicendomi di averne una identica a casa. Io però ho pensato ‘Non credo proprio…'”.

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