Rocco Siffredi, il Re del porno, stavolta si mette davvero “a nudo” e racconta dettagli inediti sulla sua vita. E poi il ricordo di Moana…


 

Rocco Siffredi si concede ad una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano: “Nel porno incontri ragazze che hanno voglia, ragazze che non ce l’hanno, ragazze bellissime che magari quel giorno sono di malumore a altre ancora che lo fanno soltanto per soldi, non ti guardano in faccia e quando finiscono se ne vanno senza salutarti”. Siffredi si guarda indietro: “Non mi sono mai pentito di nulla, lo rifarei 50 milioni di volte, la pornografia mi ha dato tutto. Ma nel nostro ambito tutto è lecito, e a volte le fantasie sono pesanti, le rappresentazioni crude e quando ti volti indietro dirti ‘Ero davvero io in mezzo a tutta quella roba? Non è possibile’ è molto più comune di quanto non si pensi”. Il malessere dell’attore che deve gemere a contratto, dice Siffredi: “Bisogna essere professionisti e provare a mantenere umiltà, passione e autocontrollo. Se non ci fossi riuscito, dopo decenni di sesso davanti alle telecamere, sarei uscito fuori di testa”. Sul palco di La5 nel docureality ambientato a Budapest che dal 17 marzo sarà sul canale numero 30 del digitale terrestre: sei puntate in tutto (esordio in prima serata, poi in seconda) in cui entrando come da titolo in Casa Siffredi – una reggia –factory con laghetti, piste di atletica, eliporto, mini-zoo – Rocco metterà a nudo il suo privato più intimo. Poi si aggiungerà anche il Rocco maestro impegnato a formare talenti in Siffredi Hard Academy: “Un’ossessione diventata realtà”.

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“Volevo fare un programma che mostrasse le complicazioni del mio lavoro. Per insegnare alle nuove leve, se non i segreti, almeno le basi del mestiere. Due allievi se ne sono andati via quasi subito, dopo la prima lezione di teoria, appena arrivati sul set. Il problema è che la gente pensa che l’attore porno si fa una scopata e diventa una star per grazia ricevuta. Ci vuole applicazione. Realismo. Devi capire che l’immaginazione e il lavoro non sono la stessa cosa. Tra professionisti il piacere è solo quello che provochi agli altri. È un lavoro di gruppo che serve a far masturbare felicemente qualcun altro, non certo una gioia né una vera scopata. Non c’è godimento o, almeno, è rarissimo. Nel porno non c’è un solo orgasmo che esca dallo stomaco. È un gesto meccanico. Un calcolo che precede e contiene l’istinto. Vieni quando devi per esigenze di scena, non quando sei felice”. Dunque la sua prima volta sul set: “Mi ritrovai con Marc Dorcel e Michel Ricaud sul set del mio primo film, Belle d’amour. Mi aveva dato una sola scena da interpretare. Dovevo aprire la porta di un meraviglioso appartamento parigino nel XVI arrondissement e pronunciare poche battute. Ma appena entrato, vidi le attrici francesi e austriache in lingerie e tacchi a spillo e persi la testa. Erano fiche pazzesche e il cervello andò in ebollizione. Era come se tutti i lunghi anni di masturbazione nello scantinato di Ortona e le seghe a milioni che mi ero fatto si fossero materializzati all’improvviso. Mi sentii in paradiso e mi dissi: ‘Morirò qui’. Temendo il peggio mi chiusi in bagno per toccarmi, ma fu inutile. Una volta in scena venni in meno di 2 minuti”. Il porno, poi, l’ha reso felice. “Affermarmi nel porno era l’obiettivo della mia vita e quindi sì, riuscirci mi ha reso felice.

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Rocco Siffredi poi parla di Moana: “La vidi un mese prima che morisse, divorata dal tumore, mentre con grandi occhiali scuri si faceva sorreggere per non cadere. Pesava 40 chili. Con Moana c’era una bellissima amicizia. Era educata e sensibile, in fondo molto triste. Mi sceglieva come partner perché sosteneva avessi l’aria del bravo ragazzo. Nel mondo del porno, Moana si è sempre sentita un pesce fuor d’acqua. Quando giravamo non stava mai con gli altri attori né con le troupe in cui era pieno di cialtroni e maestranze che millantavano una ridicola distanza: ‘Io di solito faccio il cinema normale, sto qui solo per arrotondare’. Moana era diversa, era di un’altra pasta, ma essere attrici porno in Italia equivaleva comunque a una maledizione. Quando si formavano i capannelli in mezzo alla strada e la gente le gridava: ‘Sei la nostra troia’ io c’ero. Non erano cose semplici da sopportare”. Ma Siffredi ride spesso: “L’ironia è stata fondamentale. Nonostante il dottor Olivaris mi dicesse sempre: ‘Ti sei votato al porno, farai una vita da dannato’, non ho mai toccato un antidepressivo in 51 anni”.

 

 

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