I vestiti H&M sono la vostra passione? Sì, sono alla portata di tutti, ma c’è qualcosa che ancora non sapete. Ecco cosa c’è dietro quello che comprate


 

Tremilaottocento negozi in tutto il mondo e centotrentaduemila dipendenti. Per entrare nella sede centrare di H&M c’è una grande porta girevole, e due brevi scale mobili. Alle pareti tre grandi dipinti colorati, una grande vetrata che dà su una corte dove c’è un lungo tavolo che all’occorrenza fa da passerella. 260 creativi che fanno capo a Ann Sophie Johansson. Una perfetta organizzazione che muove il colosso della moda.

Il Corriere ha fatto un viaggio per capire e raccontare il grande successo di una delle case di moda low cost più famose al mondo. Venti sarte lavorano ai prototipi. ”Piccoli team sono il nostro segreto”, raccontano al Corriere. Poi ci sono i reparti con i bottoni, le stampe, i tessuti, dove le esperte lavorano anche ai tagli e ai drappeggi.

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”La macchina si mette in moto due anni prima dell’arrivo sul mercato”, racconta Ann Sophie Johansson al Corriere. ”La visione a lungo termine è uno dei nostri obiettivi con l’interesse per il cliente e l’azienda e il lavoro di squadra”, racconta Karl Johan Persson, 40 anni, ceo di H&M, terza generazione: il nonno Erling Persoon aprì nel 1947 a Vasteràs il primo ”Hennes”, abbigliamento femminile e poi nel 1968 rilevò il marchio Mauritz Widforss e divenne Hennes&Mauritz che era complicatissimo a dirsi, quindi H&M.

”La nostra cultura – continua Karl Johan Persson – è impostata sui valori di mio nonno: lui si chiedeva sempre quali fossero gli ideali giusti sui quali fondare una grande azienda. È molto difficile conservarli, considerata la velocità con la quale stiamo crescendo e non è facile assumere persone che li condividano e che siano in linea con lo spirito H&M. Da noi non ci sono gerarchie o procedure rigide, – conclude – ma conta lavorare in team e lo spirito d’iniziativa e la responsabilità individuale”.

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