“Ecco come stanno le cose dopo la morte di Pino Daniele”. A parlare a distanza di due anni dalla morte dell’artista napoletano è la seconda moglie, Fabiola. Nessuno immaginava una cosa del genere. Le sue parole


 

È morto in quel tragico 4 gennaio del 2015 a sessant’anni, e il prossimo 19 marzo al Teatro San Carlo di Napoli sarà presentato”Pino Daniele – Il tempo resterà”, docu-film con registrazioni e filmati inediti sulla carriera del grande artista napoletano. Vanity Fair ha intervistato sia la figlia Sara che la seconda moglie di Pino, Fabiola Sciabbarrasi. Sara Daniele, studentessa a Londra di Business e Marketing, ricorda il papà e rivela cosa le manca di più di lui: “Molto protettivo. Negli ultimi anni, ci scontravamo spesso: io volevo uscire e lui si preoccupava. Una volta ha anche provato a darmi lezione di canto: dopo un’ora avevamo litigato. Non voleva che lo vivessi con l’ansia da prestazione, diceva che doveva piacermi davvero… Cosa mi manca? Le nostre chiacchiere. Volevo che fosse fiero di me e poi era una guida”. La giovane ragazza ricorda anche la separazione dei genitori, argomento delicato… “Avevo 16 anni e certamente ne ho sofferto, ma ho sempre pensato che non è giusto stare insieme solo per i figli. Siamo una generazione in cui ci sono più coppie separate che sposate, l’importante è vedere i genitori felici… Era molto legato alla famiglia, con noi dava il meglio. Con il dolore impari a convivere: non saremo gli unici ad aver perso un genitore e c’è gente che sta peggio di noi”. (Continua a leggere dopo la foto)







Si definisce “testarda ed empatica” e ammette di essere dipendente come tutti i giovani dai social: “Sono consapevole che i 90 mila follower che ho ci sono per mio padre, e mi onora che esista ancora tanto amore per lui. Ma io non sono nessuno, quindi nel mio profilo cerco di essere autoironica”. Anche Fabiola Sciabbarrasi, seconda moglie di Pino Daniele e dal quale ha avuto oltre Sara anche Sofia e Francesco, racconta come ha affrontato questi due anni: “Ho elaborato il lutto in silenzio, sono stata ferma. Ho dovuto capire come ripartire perché sono sempre stata una sognatrice, e di colpo molte responsabilità mi sono piombate addosso: da quella di essere un genitore solo alle tante questioni pratiche, legali, lasciate in sospeso da Pino e di cui non sapevo nulla. Di positivo c’è che ho scoperto di essere più forte di quanto credevo: Pino me lo diceva sempre quando discutevamo, che sono una che non molla mai, ma io credevo poco nelle mie potenzialità”.

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Parlando di Alessandro (figlio di Pino e della prima moglie) – che lavora nel mondo della musica dove vorrebbe lavorare anche Sara – la Sciarrabbasi rivela: “Questo lutto li ha separati mio malgrado, e con mio grande dispiacere. Le famiglie allargate hanno dinamiche delicate ma penso che l’affetto dovrebbe prevalere, soprattutto perché Pino teneva moltissimo a questa armonia. Una sinergia più forte tra noi permetterebbe anche di fare di più per loro padre: trovo assurdo che dopo due anni non sia ancora stato organizzato un grande concerto tributo per Pino allo stadio San Paolo di Napoli a causa di inutili e superabili divergenze familiari, quando tanti artisti hanno già dato la loro disponibilità”.

 

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