Turismo cafone: ecco le quattro tribù del trash


Dopo che la foto dei tre ragazzi italiani nudi per le strade di Barcellona ha fatto il giro del mondo, Gianluca Nicoletti su La Stampa ha individuato quattro tribù-tipo del turismo cafone e trash. I tre ragazzi – scrive lo scrittore – “si sono identificati a tal punto in quello che giudicano un brand vincente (depilatissimi, palestratissimi, levigatissimi, pazzissimi) che saranno loro d’ora in poi il più attuale simbolo neoburino che ha scatenato la rivolta contro il turismo borrachero”. Ecco in sintesi le quattro categorie anche se – avverte Nicoletti – sono possibili un’infinità di sotto classificazioni, determinate dalla condizione anagrafica, latitudine di provenienza, reale potere d’acquisto.



Post barocchi brianzoli  

La categoria fu mirabilmente scoperta e analizzata per la prima volta da Tommaso Labranca nel 1995. Allora si esprimeva nel culto del «trashion», ossia il mondo della moda di via Monte Napoleone riletta dai fratelli Vanzina. Categoria neburina oggi attualizzata da Paolo Virzì nel suo «Capitale umano», interessa una vastissima area del Nord Italia. Si distingue nell’emulazione, quasi sempre fallimentare e basata sul bluff, di uno stile di vita che vorrebbe ancora rappresentare i simboli di un’aristocrazia imprenditoriale che appartiene solo alla storia.  

Adultolescenti toscoemiliani  

Sono dei Dorian Gray ignoranti, almeno così classificati dall’antropologo urbano bolognese Danilo Maso Masotti, scopritore degli «Umarell» (anziani metropolitani). Gli adultolescenti criticano le città e vanno a vivere nell’hinterland, e per questa ragione quando sono in vacanza affittano villette o vanno in villaggi vacanze., Il massimo per loro è «fare grigliate all’aperto». Fanno lavori dei quali si lamentano nei loro discorsi, ma che gli servono per fare debiti, per comprare status symbol. Si distinguono ovunque (navi-aerei-treni-ristoranti) per il loro mantra di ostentare benessere e lamentarsi della crisi.   

Cafonal terrazzieri radikal borgatari  

Impossibile ormai distinguere tra alto e basso nel neoburiname capitolino. In vacanza occupano spazi montani e marini (che pensano ancora destinati a un’élite di pensiero) con il tono altissimo della voce. Urlano sempre e comunque: gli «aristodem» (post radical chic studiati dalla scrittrice Daniela Ranieri) frequentano gli stessi bistrot finto retrò delle commesse delle jeanserie di via del Corso. Nei locali spadroneggiano come se fossero nelle feste cafonal immortalate sul sito Dagospia da Umberto Pizzi.

Normanni del Sud  

Hanno rinnegato e rielaborato ogni sintomo dell’appartenenza al Meridione, guardano con disprezzo i loro conterranei «che si fanno riconoscere». Loro si mimetizzano coprendosi di marchi rinomati dalla testa ai piedi.  Frequentano i folti gruppi familiari le città d’arte soprattutto per fare shopping stagionale. Ad esempio, si possono facilmente osservare negli stessi negozi di via dei Condotti che sono presi d’assalto dai giapponesi. Quelli che frequentano già Roma per connessioni con i palazzi della politica invece si spostano fino a Firenze. Per dimostrare che non sono i soliti retrogradi in vacanza, fanno ostentazione di apparente spregiudicatezza nelle relazioni e costumi sessuali. Di quest’ultima caratteristica tracciò un ritratto profondo e attento Ottavio Cappellani nel suo «50 sfumature di minchia» in cui descriveva turbamenti, quanto adattamenti glocal, alla trilogia della scrittrice inglese E. L. James tra le signore e i signori delle spiagge palermitane.