Il “Parco dei mostri” di Bomarzo con le sue grottesche creature di pietra, resta ancora un mistero. Lo conoscete? Ecco perché fu costruito…


 

Il Parco dei Mostri di Bomarzo (in provincia di Viterbo), ovvero il “Sacro Bosco”, rientra tra gli enigmi insoluti della storia. Enigmi intorno ai quali fioriscono leggende e indagini parascientifiche. A Bomarzo (almeno qui) non c’entrano il Sacro Graal e i Templari, ma il mistero sul perché quel che sembra un incubo sia stato trasformato in pietra resta intatto. Un gioco? Un percorso alchemico? Forse… Qualcosa di certo, tuttavia, si sa. L’architetto e antiquario Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) progettò e sovraintese alla realizzazione, nel 1547, del parco, elevando a sistema, nelle figure mitologiche rappresentate, il genere del grotesque. La realizzazione delle opere scultoree fu probabilmente affidata a Simone Moschino. Ma perché ci sono quelle strane “creature”?

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L’Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese. Nel parco ci sono anche architetture impossibili, come la casa inclinata, e alcune statue enigmatiche che rappresentano forse, appunto, le tappe di un itinerario di matrice alchemica. Scienziati storici e filologi hanno fatto molti tentativi per spiegare il labirinto di simboli, e hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Francesco Petrarca, dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso. Sono rimasti, però, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, però, compare la possibile iscrizione-chiave “Sol per sfogare il core”.

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Nel 1585, dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu per fortuna restaurato da Giancarlo e Tina Severi Bettini, che sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese. Forse. Tutti forse destinati a rimanere tali. Anche per il mistero che lo circonda il Sacro Bosco merita una visita accurata. Ognuno potrà darne – dopo lo stupore – l’interpretazione che crede.

 

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