Si può dire “ma però”? Cinque errori grammaticali (che però non lo sono)…


Se usereste il congiuntivo anche per dire “vado al mare”, se inorridite davanti a ogni parola che abbia una vaga derivazione dall’inglese, se “egli” e “ella” sono i vostri pronomi preferiti e, cascasse il mondo, siete certi che “ma però non si dice”, Comunque anche Leopardi diceva le parolacce non è il libro che fa per voi. Con grande ironia e intelligenza in “Comunque anche Leopardi diceva le parolacce”, Giuseppe Antonelli decide di sfidare l’esercito di censori armati di penna rossa che nella rubrica delle lettere dei giornali o dalle pagine virtuali dei blog e dei social network, lamentano la morte dell’italiano corretto, l’imbarbarimento veloce e inarrestabile della lingua e dello stile. 

Ecco dieci casi che tutti credono errori ma che invece sono corretti

1.    A me mi. Non è una ridondanza, ma una messa in rilievo: una sottolineatura. Dire a me mi piace è un po’ come dire Quanto a me, mi piace (a mi me gusta dicono gli spagnoli; moi, j’aime bien dicono i francesi). Si può dire, dunque? “A me mi par di sì”, risponde una vecchia a Renzo nel sedicesimo capitolo dei Promessi sposi.

2.    Ma però. La diffusa ostilità contro il povero ma però non è affatto giustificata (ma però non è giusto!). Si tratta, anche in questo caso, di un rafforzamento che non ha in sé nulla di irregolare: «ma può sommarsi ad altre congiunzioni avversative o sostitutive con effetto di intensificazione: ma però, ma bensì», scrive Luca Serianni nella sua autorevolissima grammatica.

3.    Lui e lei. Sono soggetti molto migliori di tutti quelli che ci costringono a usare a scuola. Esso puzza di benzina; ella ricorda la Fitgerald. E smettiamola, una buona volta, con la nostalgia per quando c’era egli!

4.    Sé stesso. Davanti a stesso, dice la vecchia grammatica, non serve distinguere il sé pronome dal se congiunzione. Davvero? e se stesse solo scherzando? Io, se stessi un po’ a pensarci, vi direi che è comunque assurdo. Nessuno togliere a “Fatti in là!” solo perché non si può confondere con l’articolo la.

5.    E invece. “Non è consigliabile iniziare una frase con una congiunzione”, ci fa notare il correttore automatico. E invece non è vero: lo fanno i grandi giornalisti, lo fanno i grandi narratori, lo fanno i grandi saggisti. Ma non è certo una novità: basta aprire le Operette morali, per vedere che comunque anche Leopardi se ne infischiava di questa pseudo-regola.

(continua dopo la foto)



E cinque errori che fanno tutti ma che invece sono proprio sbagliati!

1.    Si auspicano. Nella vita bisogna decidersi: o ci si augura qualcosa o si auspica qualcosa. Le due espressioni hanno più o meno lo stesso significato. L’auspicio (l’augurio) è si smetta di mescolarle senza motivo.

2.    Parla che. Chi dice così, più che parlare straparla. Gli usi corretti sono “Francesca dice che ti sbagli” o “questo articolo parla di errori linguistici”. Del Che non si sparla mai!

3.    Viaggiando su Roma. Lasciate che lo dica il pilota mentre sorvolate la capitale. Perché in tutti gli altri casi voi andate, vi spostate, vi dirigete a Roma. Chi va a Roma perde la poltrona; chi si sposta su Roma, la grammatica.

4.    Settimana prossima. È vero che si dice “ci vediamo lunedì prossimo”, ma bisogna dire “la settimana prossima”, “il mese prossimo”. Non illudetevi: il salto dell’articolo non vi farà guadagnare tempo.

5.    Piuttosto. Piuttosto indica una preferenza: “amo Paolo piuttosto che Gianni”, vuol dire che il povero Gianni dovrà farsene una ragione; “dormire in una suite piuttosto che in campeggio” non vuol dire essere elastici, ma snob. Piuttosto che sbagliare, meglio tacere.

 

Qui la scheda del libro Esclusivo, anche Giacomo Leopardi diceva parolacce…